Manuela Bailo e Fabrizio Pasini

Brescia, 10 ottobre 2018 - Manuela Bailo spingeva perché voleva una relazione ufficiale, e quel desiderio frustrato collideva drammaticamente con le intenzioni dell’uomo che lei amava ma che non voleva lasciare la famiglia. Fabrizio Pasini, in carcere dal 20 agosto per l’omicidio e l’occultamento del cadavere della collega e amante, ha aggiunto nuovi tasselli alla sua confessione, in parte rivedendola. Con il suo avvocato, Pierpaolo Pettenadu, ha ritrattato sul movente della lite che ha portato alla morte della 35enne di Nave.

Tanto che la difesa valuta di chiedere un interrogatorio al pm Francesco Carlo Milanesi. «Pasini ha aperto una breccia, parla di più, ha chiarito alcune cose che differiscono rispetto a quanto riferito al momento del fermo e davanti al gip. Parte della confessione era avvenuta in presenza della moglie, al ritorno dalle ferie, una circostanza che lo ha frenato». L’ex sindacalista Uil, cui il Riesame ha negato i domiciliari perché «crudele e spietato» e capace se lasciato libero «di ripetere condotte violente in danno di chicchessia» - così i giudici - ha ammesso di essere da tempo in contrasto con Manuela per la natura della relazione. «Lei non intendeva più essere l’amante, ci eravamo già lasciati per questo. L’anno scorso me n’ero andato da casa ma poi ero tornato dai miei perché volevo stare con loro».

Sabato 28 luglio però Pasini trascorre tutta la sera con la collega. La incontra nel tardo pomeriggio per un aperitivo in città, poi la porta a Ospitaletto, a casa della madre di lui che non c’è perché è in vacanza ad Alghero con i suoi figli. «Doveva essere un incontro chiarificatore prima delle vacanze», racconta dal carcere. Ma la situazione degenera. Pasini inciampa in un tappeto, riferisce, si incrina una costola. A portarlo al Civile di Brescia è Manuela, come registra una telecamera di un vicino che inquadra la coppia uscire alle 2 e rientrare poco prima delle 4. La stessa telecamera mostra l’uomo alle 6 che esce da solo, a torso nudo, e sale in auto. A omicidio compiuto. «Quella notte era già tardi e lei complicava la situazione. Si è impuntata, voleva riprendersi gli occhiali dimenticati e che le avrei riportato io lunedì al lavoro – è la nuova versione del 48enne, che finora aveva addotto come motivo della lite un tatuaggio con le iniziali dei figli –. Mia moglie continuava a telefonare, Manuela urlava e stava svegliando tutti. Così l’ho spinta dalle scale e si è fracassata la testa». Quando vede che l’amante ha perso i sensi, Pasini la porta nel bagno dell’interrato, dice. «Mi sono tolto la maglia e gliel’ho messa sulla faccia per asciugare il sangue, ma non si riprendeva. Allora sono entrato nel panico».

La Procura però, che attende l’esito della prova del Dna su alcuni oggetti e sequestrati nell’abitazione, è di un altro avviso: il 48enne mente ancora. Potrebbe avere studiato un piano per eliminare l’amante, è l’ipotesi. Ha stordito la donna colpendola alla testa con un oggetto e poi l’ha finita con una coltellata alla gola. Manuela ha la carotide destra sezionata, evidenzia l’autopsia. Per per la difesa però quel taglio non è stato provocato da una coltellata: «È un segno della corda utilizzata per sollevare il cadavere dalla vasca nel fondo di Azzanello».