I funerali di Giovanna Lazzari
I funerali di Giovanna Lazzari

Brescia, 24 novembre 2017 - Non hanno alcuna responsabilità Federico Prefumo ed Emilia Buccheri, i due medici del Civile di Brescia finiti a processo con l’accusa di omicidio colposo e aborto spontaneo per il decesso di Giovanna Lazzari, la donna all’ottavo mese di gravidanza morta il 31 dicembre di due anni fa. Non sopravvisse nemmeno la bimba che portava in grembo e che avrebbe dovuto nascere un paio di settimane dopo.

Il giudice Maria Chiara Minazzato ha mandato assolti i due medici perché il fatto non sussiste. A chiedere l’assoluzione dei due professionisti, il 46enne ginecologo del Civile e medico personale della 29enne morta l’ultimo giorno del 2015 (a Capodanno averebbe compiuto 30 anni) e la 38enne ostetrica del nosocomio cittadino, era stato direttamente il pubblico ministero Ambrogio Cassiani, osservando le tante consulenze di parte depositate dalla difesa dei due medici. Giovanna Lazzari, secondo le rilevazioni dei consulenti, non poteva essere salvata nemmeno se le fosse stata stata somministrata la terapia adeguata. L’infezione che aveva contratto fuori dall’ospedale era infatti così estesa che nulla avrebbe potuto salvarla. Questa la conclusione a cui sono arrivati i consulenti e che anche il pm ha fatto sua.

Solo le motivazioni della sentenza - il giudice si è preso 60 giorni per il deposito - potranno spiegare meglio cosa abbia portato all’assoluzione dei due medici rinviati a giudizio perché per gli inquirenti avrebbero sottovalutato lo stato di salute della donna quando al suo arrivo al Civile aveva spiegato di sentirsi molto male: «Non hanno preso in considerazione, già all’ingresso della paziente al pronto soccorso ostetrico-ginecologico avvenuto poco dopo le 21 del 30 dicembre, i sintomi indicativi di un quadro clinico di sepsi - scrivevano gli inquirenti alla chiusura delle indagini. Hanno liquidato la situazione come una banale febbre dovuta a una gastroenterite. La loro negligenza si è poi palesata quando entrambi hanno affidato tutta l’attività di monitoraggio a una specializzanda e a una ostetrica con poco più di un anno di esperienza».

Le consulenze portate a dibattimento dalla difesa hanno invece dimostrato che un eventuale intervento dei medici non avrebbe potuto salvare la vita alla giovane madre. Alla famiglia della donna, madre di altri due bambini, è stato riconosciuto già nella scorsa primavera (quando è iniziato il processo nei confronti dei due medici) un risarcimento da 1,5 milioni di euro.