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29 apr 2022

Messa per le vittime Covid nella chiesa dei morti di peste

Berzo Demo, si terrà il 30 dove si è sempre pregato per fare finire le pandemie

milla prandelli
Cronaca

di Milla Prandelli

Berzo Demo e la Valle di Saviore sabato 30 aprile ricorderanno tutti i camuni morti a causa del Covid e con essi la popolazione che ha sofferto a causa della pandemia. Lo faranno in un luogo evocativo, dove si è sempre pregato per fare cessare le pestilenze e dove non di rado ancora oggi si recano i pellegrini, ovvero La chiesa di San Valentino o di "Cuen", più nota come "la Chiesa dei morti della peste". Il parroco di Demo, don Giuseppe Magnolini, celebrerà la funzione alle 10.30. La chiesa è stata riaperta alle celebrazioni solo lo scorso otto aprile, anche grazie alle mamme del paese che l’hanno ripulita completamente. La chiesa è sempre stata un punto di riferimento per la popolazione camuna, che nel passato non mancava di portare ex voto ma anche arti artificiali, spesso fatti legno, che servivano a ringraziare per doti ricevute, guarigioni improvvise o per episodi ritenuti miracolosi. La Valsaviore e i suoi paesi, con Demo in prima fila ma non solo, sono ritenuti luogo non solo di pestilenze e guarigioni, ma anche di un miracolo avvenuto a Berzo Demo, dove si narra che la peste del ’600 si fermò improvvisamente all’altezza di una abitazione: la casa dei Malù, dove vi è un affresco. Si dice che le preghiere ai morti della chiesetta di Cuen fecero fermare il morbo, che flagellò solo la parte superiore del paese. Dove sorge la chiesa di San Valentino o di Cuen, meglio nota come chiesa dei morti, si trova di certo il lazzaretto più curioso d’Italia, la cosiddetta "Lüera dei morcc". Essa è parte di un sistema di miniere di ferro e rame di origini preromane, forse celtiche (Lüera dei Morcc, Lüera de l’Angel e Miniera dell’Elefante.

Nessuna di esse è attualmente aperta alla visita). "In questa parte del paese, tra la chiesa e le vicine miniere dei Morti si veniva per morire e nei prati sono centinaia le persone sepolte – spiega Lino Balotti, presidente onorario dell’associazione El Teler di Berzo Demo – Chi arrivava qui sapeva che non avrebbe più fatto ritorno a casa sua. Sapeva che avrebbe trascorso gli ultimi giorni a dormire con altri malati nelle miniere diventate lazzaretto. Fino a che avevano forza, gli appestati si scavavano una fossa nel luogo scelto. Una volta morti, ci venivano messi da altri disgraziati come loro. Non si sa quanti siano i corpi messi sotto terra. Ma di certo varie centinaia". Dopo la costruzione di una prima cappella dedicata a San Rocco nel XIV secolo, è stata realizzata l’attuale chiesa di San Valentino.

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