Brescia, 13 aprile 2018 - Per quasi dieci anni, dal 2008 e fino a qualche mese fa quando il duo giochino è stato smascherato, ha fatto la “cresta” sugli incassi della mensa della questura versando in cassa soltanto una parte di quanto agenti e personale civile le dava per il pasto. La Procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio (gli atti sono in mano al giudice che nelle prossime ore dovrebbe fissare la data dell’udienza preliminare) per l’ex responsabile della mensa, una donna sulla cinquantina non più in servizio da qualche tempo.

Peculato e falso i reati che le vengono contestati. Secondo quanto ricostruito la signora, non appartenente alla polizia, in quasi un decennio avrebbe sottratto circa 120mila euro. Il sistema pensato dalla donna (una vicenda simile era stata smascherata a Trieste alla fine del 2016 quando nei guai era finito un ispettore della Polmare accusato di avere fatto sparire in 8 anni oltre 350 mila euro) era davvero semplice.

Gli utenti per poter fruire del pasto dovevano pagare un piccolo contributo, appunto un ticket, in contanti. La donna incassava e rilasciava il biglietto in bianco che certificava l’avvenuto pagamento. L’incasso quotidiano, secondo quanto ricostruito, veniva effettivamente riportato nei registri, ma quando la donna si recava in Banca d’Italia per depositare le somme ne versava soltanto una parte tenendo per sé il resto.

A scoprire l’ammanco è stato il nuovo responsabile della mensa, questa volta un poliziotto, che una volta presi in mano i libri contabili ha scoperto che qualcosa negli ultimi dieci anni non era andato per il verso giusto. Così è partita la segnalazione alla Procura, poi, l’indagine. Il denaro al momento non è stato recuperato. «La signora aveva anche un altro lavoro – spiegano gli inquirenti – Per noi è difficile riuscire a tracciare dove abbia fatto confluire il denaro che avrebbe sottratto».