Brescia, 13 maggio 2018 - «Fin da domenica avevo avevo l’impressione che Beppe fosse in pericolo. Ero stata persino male». Natalina è una delle quattro sorelle di Giuseppe Ghiradini, altro protagonista del doppio mistero di Marcheno. La sparizione di Mario Bozzoli, proprietario di una fonderia e datore di lavoro di Ghirardini, la sera dell’8 ottobre del 2015, giovedì. La mattina del 14 ottobre, mercoledì, Beppe Ghirardini si allontana in auto dalla sua abitazione alla frazione Aleno di Marcheno senza più dare notizie di sé. Il corpo viene ritrovato la domenica successiva, a Case di Viso, fra i boschi sopra Ponte di Legno. Nello stomaco un’esca di cianuro ancora intatta. Un’altra ha sprigionato il suo contenuto letale. Rimane aperto un fascicolo a carico di ignoti per istigazione al suicidio.

«Venerdì - dice Natalina -, quando le mie sorelle mi hanno detto che non si trovava più Beppe, ho subito risposto che non l’avremmo più trovato. Non era da lui prendere, allontanarsi e stare via. Se c’erano dei problemi li affrontava». Natalina e la sorella Giacomina, per tutti Mina, sono state ascoltate alla procura generale di Brescia. Tre ore ciascuna, Natalina nella mattinata, Giacomina nel pomeriggio. Il tempo necessario per raccontare gli ultimi giorni di vita di Beppe ma anche per ricostruire la storia del lungo sodalizio, lavorativo e amicale, tra il fratello e Mario Bozzoli. Per quello che si sa, non sono uscite conferme su un episodio che aleggia da tempo sul giallo della Valtrompia e che se fosse confermato potrebbe aprire uno scenario importante: prima di smaterializzarsi, Ghirardini avrebbe confidato in famiglia il sospetto di essere seguito.

La sera della scomparsa di Mario, Beppe Ghirardini è in turno insieme con altri due operai. Sa, come tutti, dei dissidi sul lavoro fra Mario Bozzoli e il fratello maggiore Adelio, contitolare della fonderia, e i figli di quest’ultimo, Alex e Giacomo. Si ripresenta la mattina dopo. Il racconto che una volta rincasato fa a Natalina e Giacomina è quello di un uomo incredulo, decisamente contrariato. Sono tutti in attività. Beppe si rivolge ad Adelio Bozzoli. «Ma come, cercano Mario e voi lavorate?». «Il lavoro è il lavoro», risponde l’altro, in dialetto. Anche Beppe ha una risposta: «Io non lavoro». Ne parla in casa: «Ma come fanno a lavorare quando c’è Mario che non si trova?». Il giorno dopo è sabato. Ghirardini va a caccia dalle parti di Alessandria. La mattina di mercoledì Beppe percorre alle guida 160 chilometri per raggiungere la Valcamonica. Ne copre altri cinque a piedi. Per andare a morire in solitudine, sulla neve. Ammazzato e non suicida, non hanno mai smesso di credere i familiari.