I carabinieri stanno cercando Mario Bozzoli scomparso a Marcheno
I carabinieri stanno cercando Mario Bozzoli scomparso a Marcheno

Marcheno, 8 marzo 2016 - Cinque mesi dopo. Adesso si cerca nei computer una verità che finora è sempre sfuggita. A cinque mesi dalla serata dell’8 ottobre quando Mario Bozzoli, titolare di una fonderia a Marcheno insieme con il fratello maggiore Adelio, si smaterializza per non riapparire mai più. Doppio, inestricabile giallo della Valtrompia. La mattina del 14 ottobre Giuseppe Ghirardini, uno dei dipendenti che erano in fonderia la sera del mistero, si allontana in auto dalla sua abitazione, alla frazione Aleno di Marcheno. Viene ritrovato quattro giorni dopo in una zona boschiva sopra Ponte di Legno. Avvelenato con il cianuro.

Sono una ventina i supporti informatici, sequestrati nel corso dell’inchiesta, di cui il sostituto procuratore di Brescia, Alberto Rossi, ha disposto l’esame: pc portatili, compact, hard disc, ipad, alimentatori. Il 10 marzo verranno eseguite le copie forensi che verranno esaminate.

L'inchiesta procede, il lavoro è immane. Dallo stabilimento Beretta di Gardone Valtrompia verranno trasferiti nel Milanese, con camion dell’esercito, gli scarti di lavorazione della Bozzoli e tutti i materiali che devono passare al vaglio dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, consulente della Procura. Una ricerca che si basa sulla ipotesi investigativa, accreditata dagli inquirenti, che Mario Bozzoli sia morto in uno dei due forni per la lavorazione, attivi al momento della sua scomparsa. Speranza esilissima legata, per esempio, alla eventualità di ritrovare una traccia dei titanio delle protesi dentarie dell’imprenditore.

Una versione a cui non crede, invece, l’operaio, uno degli ultimi a vedere Mario, intervistato per “La vita in diretta” su Rai1: «Io quel giorno sono entrato alle 7. Poi ho visto che Mario è uscito ed è tornato alle 17. Gettato nel forno? Mi sembra difficile. Lui è una persona grande e grossa. Lui è molto bravo, ogni tanto scherzava con noi, non si arrabbiava con nessuno». C’è un altro fronte della incredulità, assolutamente compatto: è quello formato dai familiari di Ghirardini. Nessuno, né la compagna d’un tempo, né le sorelle, crede al suicidio di Beppe, un uomo semplice, gran lavoratore e appassionato cacciatore, che viveva in attesa del Natale, quando, dopo cinque anni avrebbe rivisto il suo bambino. «Non credo - è il leitmotiv di Antonia Rosilene Rodrigues Freitas, l’ex moglie brasiliana - che Beppe si sia ucciso. Voglio la verità».

Rimane aperto il dramma occupazionale e produttivo della Bozzoli. La sera del 13 ottobre alla fabbrica erano stati apposti i sigilli, tolti il 27 gennaio. Il 26 febbraio Adelio Bozzoli ha incontrato una delegazione di dipendenti. «I macchinari - aveva detto il fratello di Mario - sono stati rimontati e visto che gli ordini non mancano, i clienti sono pronti a darci fiducia. Ci serve però il denaro liquido per ripartire dopo mesi di sospensione dell’attività. A questo, però, possono pensare solo le banche». Era seguita un’assemblea a cui avevano partecipato anche Oscar Maggi e Aboagye Akwasi, detto Abu, i due dipendenti iscritti nel registro degli indagati insieme con Giacomo e Alex Bozzoli, figli di Adelio. Le ipotesi di reato sono quelle di omicidio volontario e distruzione di cadavere.