Nave (Brescia), 14 agosto 2018 - Silenzio assoluto. Da 17 giorni. Lei introvabile, i suoi due cellulari spariti, l’auto volatilizzata persino agli occhi delle telecamere di videosorveglianza dopo i passaggi di quel sabato 28 luglio. Il caso di Manuela Bailo, la 35enne di Nave (Brescia) che un sabato pomeriggio d’estate esce da casa e poi non vi fa più ritorno, continua a tenere banco. Da un lato inquirenti e investigatori chiusi nel riserbo assoluto in una fase cruciale. Dall’altro famigliari, amici e colleghi sempre più in apprensione, a loro volta chiusi nel dolore. Perché la sparizione dell’impiegata al Caf Uil di Brescia, appartamento condiviso con l’ex fidanzato nonostante tra i due la storia fosse finita da un paio di anni, difficilmente ormai appare riconducibile a un allontanamento volontario, ma lascia presagire il peggio: che sia successo qualcosa di brutto. Che quel sabato Manuela avesse programmato un appuntamento, poi diventato determinante per la sua sorte.

Il fascicolo, aperto per scomparsa dietro impulso della famiglia, risulta ancora senza indagati. Ma sin dai primi giorni le indagini hanno imboccato una direzione precisa: il mondo degli affetti. L’ultimo ad avere avuto notizie della donna, via Whatsapp, è Matteo Sandri, l’ex compagno di vita tuttora convivente. Un uomo con la fissazione della tecnologia. Ha tappezzato la casa di Nave con una quarantina di telecamere, i cui filmati sono ora nelle mani della magistratura. Alle 17,30 del 28 luglio l’impianto registra Manuela che raccoglie abiti dallo stendibiancheria e li infila in una borsa. Poco dopo esce, con sé ha qualche cambio per trascorrere fuori un fine settimana, e scompare.

La sia Opel Corsa grigio metallizzato è avvistata mentre arriva a Brescia, gira per le vie della città e dopo un paio d’ore si sposta dalle parti di via Triumplina, nella zona nord. Anche i telefoni agganciano le celle di Brescia fino a lunedì sera, quando vengono spenti. Alle 21,12 di quel sabato a Sandri arriva un messaggio: «Ciao, guarda che non torno a dormire, sono andata al lago». Poi un altro, domenica 29, alle 19.04: «Mi fermo anche stasera e vado al lavoro diretta». A Rivoltella di Desenzano, dove i Bailo hanno un appartamento, però Manuela non è andata. Il lunedì mattina, un nuovo messaggio al datore di lavoro: «Ho la febbre, non vengo». Una collega le chiede delucidazioni per una pratica ma lei non risponde. Poi un altro messaggio: «Sono stata dal medico, ho la bronchite, torno venerdì». Il medico non l’ha visitata. Alle 10.08, sempre lunedì, alla madre Patrizia, «oggi e domani non ci sono per pranzo». L’ultimo, alle 21,50, è di nuovo per l’ex: «Sono con la Francy. Avevo bisogno di parlare, lei è l’unica che mi capisce». Pure la sua più cara amica non l’ha vista. Il sospetto che quei messaggi siano stati scritti non da Manuela, ma da qualcuno che la conosceva bene, tra chi indaga è forte. Sotto la lente ci sono tabulati e utenze telefoniche. In molti sono stati sentiti. A cominciare dall’ex, interrogato per una notte e poi riconvocato in procura per una seconda volta giovedì – la casa di Nave è anche stata perquisita – e dal nuovo amore, un collega sposato con cui era nato un rapporto contrastato. Entrambi gli uomini di Manuela però il sabato della scomparsa hanno degli alibi: Sandri era al lavoro e poi ha fatto ritorno a Nave. L’altro, invece, ha detto di essere rimasto a casa con moglie e figli.Beatrice Raspa