Brescia, 9 agosto 2018 - Dodici giorni senza traccia di Manuela Bailo, scomparsa sabato 28 luglio con la sua Opel Corsa grigia metallizzata e i suoi due telefonini. E un sospetto, terribile, che ora dopo ora acquisisce sempre più credito tra amici e familiari, ma anche tra chi indaga: che l’impiegata di Nave, 35 anni, sia vittima di un reato. Che qualcuno, insomma, l’abbia fatta sparire. Inquirenti e investigatori sono chiusi in un riserbo totale. «Non brancoliamo nel buio», confida uno di loro. Qualche elemento da cui partire, dunque, c’è.

L’indagine non esclude nulla ma segue in via prioritaria il filo degli affetti e delle relazioni sentimentali. Manuela, dipendente del Caf Uil di via Vantini a Brescia, divideva l’appartamento di Nave con l’ex compagno di sempre Matteo Sandri, con cui però la storia era finita un paio di anni fa. La casa è tappezzata di telecamere installate da Matteo, un lavoro all’Auchan di Roncadelle, appassionato di tecnologia, e alle 17,30 del 28 luglio risale l’ultima immagine della donna. Lo stesso pomeriggio la sua Opel Corsa è inquadrata in strada mentre da Nave si muove verso Brescia. Poi, pure l’auto scompare. Ma nella vita della 35enne c’era un altro uomo, un collega sposato con cui da qualche tempo c’era una relazione. Manuela quell’uomo, che era in procinto di partire per le vacanze ma alla fine non è partito, l’aveva visto il 27 luglio. E con lui chattava sabato 28, davanti alle telecamere della casa a Nave.

Tutte le persone a lei vicine, compresi gli altri colleghi, sono stati sentiti da carabinieri e procura, in queste ore al lavoro con i tabulati delle utenze telefoniche dell’impiegata e non solo. Quali celle hanno agganciato i cellulari di Manuela, che per tre giorni prima di spegnersi hanno mandato messaggi Whatsapp improbabili, da molti ritenuti digitati da una mano non sua? E le stesse celle hanno forse localizzato i telefoni di qualcun altro con cui lei aveva un appuntamento? <WC>Le risposte a queste domande sono cruciali per la soluzione del giallo.