Manuela Bailo
Manuela Bailo

Brescia, 22 settembre 2018 - La tesi della preterintenzionalità è «infondata». A carico di Fabrizio Pasini sull’omicidio volontario sussistono «gravi indizi di colpevolezza». Nessuna riqualificazione del reato, dunque. E nessuna concessione dei domiciliari. E' andata a vuoto la richiesta avanzata al Tribunale del Riesame dall’avvocato Paolo Pettenadu, che assiste l’ex sindacalista Uil in cella dal 20 agosto per avere ucciso la collega e amante Manuela Bailo. La difesa sperava che i giudici – presidente, Giovanni Pagliuca – credessero alla versione fornita dal reo confesso, secondo cui la morte della trentacinquenne di Nave era stata un incidente. Il drammatico epilogo di una banale lite sulle scale finita a spintoni, con Manuela che si era fracassata la testa per sbaglio, lui che era entrato nel panico e aveva inscenato la fuga volontaria della vittima inviando messaggi falsi dal telefono di lei, fino alla sepoltura a cascina Bramano di Azzanello, nel Cremonese, in una vasca per liquami vuota. Invece la richiesta di modifica del capo d’accusa, da omicidio volontario a preterintezionale, e dell’ammorbidimento della misura cautelare, è stata rigettata.

Al pari del Giulia Costantini in sede di convalida del fermo, il Riesame ha considerato inattendibile il quarantottenne, che dunque aspetterà il processo dietro le sbarre e non a casa di un cugino del padre, come era stato sollecitato. «Prendo atto della decisione, ma Pasini continua a ripetere di non averla sgozzata», dice Pettenadu tradendo un po’ di delusione. Il racconto del suo assistito suona tuttavia incongruente con quel taglio netto della carotide destra evidenziato dall’autopsia, che lo indica come causa della morte.

La sua versione contrasta con le prove con il Luminol nella casa della madre di lui a Ospitaletto, il luogo dell’omicidio. Non è stato trovato sangue sulle scale verso l’interrato, dove i due a detta dell’ex sindacalista avrebbero litigato per colpa di un tatuaggio con le iniziali dei figli e dove in teoria Manuela si sarebbe procurata la frattura in cima alla testa, mentre al contrario ve n’era in quantità tra il garage e il bagnetto della cantina. Per il pm Carlo Francesco Milanesi ci sono pochi dubbi: la lite sulle scale è una bugia per coprire un omicidio volontario, se non addirittura pianificato da un gelido dissimulatore, ipotesi cui guardano gli inquirenti a caccia della completa verità e in attesa dell’analisi del Ris sugli oggetti sequestrati. Anzi, la Procura di recente avrebbe acquisito «nuovi elementi» che complicherebbero la sua posizione. Sposato e padre di due figli, Pasini aveva intrecciato con Manuela una relazione che durava da un paio di anni, costellata da promesse disattese e frustrazioni. Agli atti c’è anche un video ripreso dalle telecamere della casa di Nave della 35enne, che attesta un forte litigio tra gli amanti risalente addirittura a un anno fa.

A scatenarlo, il desiderio di lei di regolarizzare la storia, sempre deluso. E'  in questo contesto, la doppia vita dell’uomo, che si cerca il movente. Lo scenario che all’alba del 29 luglio lo avrebbe portato a tramortire la donna con un oggetto, a finirla con un coltello o uno strumento appuntito. E il 30 luglio a infilarla in sacchi della spazzatura e a sbarazzarsene.