Fabrizio Pasini

Brescia, 30 settembre 2018 - Dal carcere continua a ripetere la sua verità. «Non volevo uccidere Manuela. Stavamo litigando, l’ho spinta mentre mi dava le spalle. È caduta a faccia in giù sulla scala che nella casa di Ospitaletto porta in garage. Quando l’ho sollevata non perdeva sangue, ha iniziato nel bagno lì vicino. Ho pensato fosse morta e non ho capito più nulla. Sono andato a gettarla nella vasca per i liquami della cascina di Azzanello dove è stata ritrovata».

Fabrizio Pasini dal 20 agosto, da quando è stato fermato per l’omicidio di Manuela Bailo, racconta sempre la stessa cosa. Nessuno gli crede. Non gli crede il pm che segue l’indagine. Secondo la Procura infatti Pasini avrebbe colpito Manuela Bailo alla testa forse con un oggetto contundente e poi le avrebbe reciso la carotide con un’arma bianca. Non gli ha creduto nemmeno il tribunale del Riesame che ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dal suo legale che aveva anche chiesto la derubricazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale: «Allo stato – scrivono i giudici – l’ipotesi accusatoria è pienamente fondata». A smentire Pasini ci sarebbe la relazione preliminare dell’autopsia eseguita sul corpo della 35enne impiegata del Caf Uil scomparsa il 28 luglio e che con lui aveva avuto una storia durata un anno. Pasini ha raccontato che la donna sarebbe morta praticamente sul colpo una volta caduta sulla scala. Per i medici legali così non è, visto che le fratture al cranio non possono avere provocato il decesso o «un decesso che subentri in tempi rapidi». La presenza di un taglio «con margine libero netto» e la completa sezione della trachea fa pensare che Pasini abbia sgozzato la ex amante.

Una prova schiacciante circa la volontarietà dell’omicidio, pensano i giudici. «Non si vede come possa superarsi la perentorietà di tali conclusioni – sottolinea il Riesame nelle motivazioni con cui ha negato la scarcerazione –. Seppur siano espresse all’esito di una prima fase di indagini tecniche». Per i giudici «non si vede come il taglio possa attribuirsi all’azione di un animale o di altri agenti. L’azione di animali avrebbe potuto determinare un’altra scarnificazione, ma mai avrebbe provocato una ferita con le caratteristiche rilevate». Per il Riesame la tesi della caduta dalla scale non regge. «Manuela poteva aggrapparsi mentre precipitava – osservano i giudici –. Lungo la scala e nel piano terminale non sono state trovate tracce di sangue». Sulla decisione del tribunale del Riesame pesa anche la personalità del sindacalista. «Dopo l’omicidio – ricordano i giudici – si recava in vacanza con la famiglia e durante la vacanza faceva lo gnorri, al telefono, con chi essendo al corrente della sua relazione con Manuela gli chiedeva notizie della ragazza». Pasini «ha intenzionalmente cagionato la morte di Manuela, vuoi perché la Bailo non voleva proseguire la relazione come ha sostenuto, vuoi per un eccesso d’ira legato al tatuaggio, vuoi per altre problematiche che solo le indagini possono svelare». Il sindacalista deve quindi restare in carcere perché oltre a poter inquinare le prove si è dimostrato «un soggetto all’evidenza crudele e spietato e che fino a ora non ha rivelato alcun segno di resipiscenza».