Il tribunale di Brescia
Il tribunale di Brescia

Brescia, 8 novembre 2018 - "Manipolatore". Questo l’aggettivo che più volte compare nelle motivazioni della sentenza del processo di secondo grado a carico di Carmelo Cipriano, l’istruttore di karate condannato in Appello a 9 anni e due mesi di carcere per avere abusato sessualmente di alcune sue allieve quando queste erano minorenni costringendole in alcuni casi ad avere rapporti anche con altre persone.

In primo grado il giudice al termine del processo di primo grado lo aveva condannato a nove anni e mezzo di carcere, in secondo grado per un episodio gli è stata riconosciuta l’attenuante della minore gravità del fatto. Anche per i giudici di secondo grado Cipriano ha abusato della sua figura di maestro per manipolare, condizionare le sue allieve fino a farle cedere davanti ai suoi desideri sessuali. Come per il giudice di primo grado anche per quelli della corte d’Appello il racconto delle ragazze è credibile. "Si tratta di racconti di volta in volta dettagliati – si legge nelle 43 pagine di motivazioni con cui i giudici hanno di fatto sposato l’impianto sanzionatorio uscito dal processo di primo grado – Con precisione sui tempi e sui luoghi , che hanno come unico sviluppo comune il dato pacifico che l’iniziativa veniva sempre presa dl Cipriano, con adescamenti pressanti utilizzando l’evidente ascendente sulle giovani".

Un cattivo maestro che per i giudici ha inquinato e corrotto la personalità delle sue vittime. Cipriano, detenuto dall’autunno di un anno fa (prima a Brescia e ora a Pavia) avrebbe dovuto far conoscere alle ragazzine che frequentavano la palestra i valori del karate ma, come sottolineano i giudici: "Ha consapevolmente scelto di trasmettere alle allieve ben altri insegnamenti distruggendo la loro adolescenza e in una fase assai difficile di crescita e formazione delle giovani persone offese".