Montichiari, 10 settembre 2018 - Nel Bresciano cresce la paura. E non potrebbe essere altrimenti, vista l’improvvisa e finora misteriosa impennata di ricoveri a causa della polmonite. In pochi giorni sono arrivati a 138 gli accessi ai pronto soccorso degli ospedali di Montichiari, Manerbio, Desenzano Del Garda, Gavardo, Asola e Castiglione delle Stiviere eMantova. Complessivamente, 124 persone sono state ricoverate e due sono morte: un uomo di 84 anni di Carpenedolo e una donna di 68 di Calvisano. E intanto in zona è corsa all’accaparramento dell’acqua minerale: nei supermercati non se ne trova più, nonostante quella di rubinetto sia stata dichiarata dall’autorità sanitaria perfettamente potabile e sicura. La polmonite, infatti, non si contrae bevendo acqua eventualmente contaminata, ma inalandola.

Secondo l’assessore regionale lombardo alla Sanità, Giulio Gallera le due persone decedute avrebbero contratto la polmonite non a causa del batterio della legionella, che resta comunque uno tra i principali indiziati, dato che tra i problemi che causa c’è proprio la polmonite. Questo almeno avrebbero rivelato le autopsie. «Oltre ai due casi confermati – ha spiegato Gallera – la stragrande maggioranza di quelli sottoposti ad una prima e tempestiva indagine diagnostica ha avuto esito negativo. Questo non esclude comunque la presenza del batterio, pertanto verranno effettuati ulteriori approfondimenti. La ricerca, inoltre, si indirizza anche verso altre possibili cause. Ferme restando le inchieste epidemiologiche in corso per identificare eventuali luoghi comuni di possibile esposizione, è stata effettuata una verifica con i gestori degli acquedotti dei comuni bresciani interessati, confermando che non vi sono interconnessioni strutturate fra gli stessi che giustifichino un interessamento dei differenti comuni». L’attenzione si è concentrata sull’acqua, ma le verifiche sono ancora in corso. E il rebus per il momento resiste. Analisi sono state effettuate nei comuni con il maggior numero di casi di polmonite: Montichiari (26), Calvisano (20), Carpenedolo (34) e Remedello (11) e Acquafredda (9).

Alla popolazione, a scopo precauzionale, sono state date le informazioni sui comportamenti da tenere contro il rischio legionella: pulire i rubinetti, i filtri, far correre l’acqua prima di usarla, non respirarla quando è nebulizzata da doccini o da innaffiatoi. I campionamenti eseguiti fino a ieri sera sono stati 52: 24 sulla rete idrica, ovvero fontanelle, serbatoi e casette dell’acqua e 28 in case private. Sono state inoltre effettuate verifiche anche sulla presenza nelle strutture sanitarie di eventuali casi di legionellosi. Ma le persone positive al batterio della legionella sono solo due, entrambe sotto i 30 anni. «È una situazione anomala rispetto ai tradizionali casi di legionellosi – dice Carmelo Scarcella, il direttore generale di Ats Brescia, che sta lavorando ininterrottamente per trovare una causa comune ai casi di polmonite della bassa bresciana –. Al momento non parlerei di epidemia, ma di situazione anomala, con casi molto superiori a quelli normalmente attesi».