Paura legionella
Paura legionella

Milano, 15 settembre 2018 - Picco di polmonite superato, ma la paura della legionella serpeggia ormai anche fuori dai confini della Bassa bresciana e Alto mantovano, epicentro del contagio. Ieri, dopo che due anziani sono stati ricoverati all’ospedale di Desio con diagnosi di legionella, l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera è dovuto intervenire per rassicurare che «si esclude una correlazione con i casi bresciani» e che in Brianza non c’è nessun aumento. Paura anche nel Bresciano, dove a Chiari si è intervenuti per chiudere una piscina per legionella. I controlli che Ats svolge costantemente nei luoghi più a rischio (come, appunto, le piscine) avevano fatto emergere la presenza del batterio in tutte le docce dell’impianto di via Tito Speri. I campionamenti, fatti una decina di giorni fa, hanno dato esito positivo proprio nel bel mezzo dell’ondata della Bassa, facendo temere che ci fosse una correlazione e che il contagio potesse essersi esteso. In realtà, si tratta di un caso scollegato: si è proceduto subito alla sanificazione degli ambienti, tanto che già ieri mattina la piscina è stata riaperta al pubblico, dopo ulteriori verifiche di Polizia locale e Carabinieri.

«ll batterio è stato subito prontamente disinfettato e eliminato – ha fatto sapere il Comune- le vasche d’acqua sono sempre state sicure: l’impianto prevede un ricambio e un’igienizzazione proprio a tutela della salute». Si attendono, invece, per domani i primi risultati delle analisi delle acque campionate nella bassa e che potrebbero aiutare a capire come si è diffuso il micro organismo. L’imputato principale sembra essere il Chiese, che, nel periodo di secca, potrebbe essere stato luogo di nascita del batterio. Se sia stato poi diffuso per nebulizzazione da impianti di irrigazione o impianti industriai, saranno le analisi a dirlo. Al momento, sembrerebbe esserci anche una contaminazione (probabilmente incidentale) di un pozzo privato, ma sarebbe da escludere che il contagio sia partito da lì. Assolta, invece, la rete idrica, come confermato dall’Istituto superiore di sanità, e luoghi di aggregazione. Dall’indagine epidemiologica è infatti emerso che i contagiati non avrebbero frequentato luoghi comuni, dove sarebbero potuti entrare in contatto col batterio.

Sulla vicenda indaga anche la Procura di Brescia. Sono stati già realizzati 354 campioni di cui 202 in abitazioni, 77 da torri di raffreddamento/evaporazione, 62 su reti idriche, 13 dal fiume Chiese e sue derivazioni. Quattro i decessi, fino ad ora, dei ricoverati per polmonite, di cui 1 con diagnosi confermata di legionellosi. Ieri si sono registrati 20 nuovi accessi ai Pronto soccorso, che vanno ad aggiungersi ai circa 270 dal 2 settembre. Dei 20, 15 sono stati ricoverati, portando così a circa 183 i ricoveri per polmonite. Salgono a 39 i casi accertati di legionella, di cui 4 nel mantovano. Tra le strutture considerate per i ricoveri, c’è anche il Civile di Brescia in cui, come spiega Gallera, «sono attivi 1258 posti letto e in cui la presenza di 35/40 pazienti ricoverati per polmonite si verifica con una certa frequenza nel corso dell’anno e non costituisce evento eccezionale per la struttura».