Il programma 'Sari' in uso alla Polizia scientifica

Brescia, 8 settembre 2018 - Dopo il debutto del taser in 12 città, un nuovo strumento tecnologico affianca le forze dell’ordine. Si chiama ‘Sari’ (la sigla è l’acronimo di Sistema automatico di riconoscimento immagini) ed è un sofisticato software che permette di incrociare i volti immortalati ad esempio dalle telecamere di sicurezza con quelli dei soggetti già schedati. A beneficiarne la polizia di Stato e i risultati cominciano ad arrivare.

La questura di Brescia è tra le prime realtà d’Italia ad avere risolto un caso grazie a questa applicazione il cui funzionamento rimanda molto alle serie tv americane. Il riconoscimento facciale ha permesso agli agenti di individuare e arrestare a Sanguinello, in provincia di Verona, due georgiani che la mattina dello scorso 17 luglio si erano introdotti nell’appartamento di una anziana (la donna era uscita per alcune commissioni) portandole via mille euro in contanti oltre a diversi monili d’oro. La coppia di ladri, 31 anni uno e 30 l’altro, aveva agito indisturbata coprendo con alcuni pezzi di carta gli spioncini delle porte degli appartamenti vicini a quello preso di mira. Quindi si erano introdotti nella casa dell’anziana dopo avere forzato l’ingresso con grimaldelli e piede di porco. A tradirli ci ha pensato però una telecamera installata all’interno del palazzo e sfuggita al loro controllo. I loro volti sono così stati registrati dal sistema di videosorveglianza e da questo particolare è iniziata l’indagine.

«Abbiamo inserito le immagini nel software che abbiamo iniziato a sperimentare con la Scientifica all’inizio dell’anno – spiega Alfonso Iadevaia, dirigente della squadra Mobile della questura di Brescia che nei giorni scorsi ha individuato e arrestato i due georgiani, tra l’altro da poco scarcerati –. Nel giro di qualche minuto ci è stata restituita una platea molto ristretta di possibili responsabili». Il passo successivo è stato quello di intrecciare i nomi individuati dal software Sari con le utenze telefoniche agganciate quel giorno nei pressi dell’abitazione svaligiata. «La ricerca ci ha portato a individuare così i due georgiani – sottolinea Iadevaia –. La conferma l’abbiamo avuta quando siamo riusciti a recuperare anche l’immagine dell’auto che avevano utilizzato per raggiungere Brescia e mettere a segno il furto». La nuova applicazione entra quindi di prepotenza negli strumenti utili alle forze dell’ordine che possono così affiancarla non solo alle tradizionali tecniche di indagine. «Prima di ‘Sari’ utilizzavamo un altro software che ci permetteva di individuare i sospettati attraverso i dati biometrici indicati nei cosiddetti cartellini fotosegnaletici – ricorda Iadevaia –. Ora si è fatto un ulteriore passo in avanti. Una efficace evoluzione che ci permetterà di esplorare in maniera più rapida l’imponente archivio che raccoglie i dati delle persone identificate in passato». Un ulteriore supporto potrà essere anche dalla banca dati del Dna prelevato agli arrestati. «Siamo alle battute iniziali – ammette il dirigente della Mobile di Brescia – Ma a breve entrerà a regime offrendoci anche una panoramica sulla popolazione carceraria. Dna e sistema automatico di riconoscimento immagini rappresentano un importante aiuto per rendere più veloce l’identificazione dei responsabili di crimini che la popolazione ritiene davvero odiosi come sono ad esempio i furti in abitazione».