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15 mar 2022

Travolti e uccisi dal motoscafo. Il pm: "Sei anni e mezzo al pilota"

Incidente sul Garda, chiesta la condanna anche per il proprietario del bolide. La difesa: entrambi da assolvere

beatrice raspa
Cronaca
Nadia e Raffaele Nedrotti: la loro Greta, 25 anni, è morta con Umberto Garzarella
Nadia e Raffaele Nedrotti: la loro Greta, 25 anni, è morta con Umberto Garzarella

Brescia - ​Da una parte l’accusa, che ha chiesto due condanne. Dall’altro la difesa, che ha perorato assoluzioni tout court. In mezzo, il tragico incidente nautico della sera del 19 giugno scorso sul Garda, quando Il Riva dei turisti tedeschi ha falciato e ucciso Umberto Garzarella, 37 anni, e Greta Nedrotti, 25, fermi su un gozzo in legno al largo di San Felice. Ieri in aula le conclusioni delle parti. Per il conducente del motoscafo Patrick Kassen - ai domiciliari, ieri presente - e il proprietario dell’imbarcazione Christian Teissmann, imputati di omicidio colposo plurimo, naufragio e omissione di soccorso, il pm Maria Cristina Bonomo ha chiesto rispettivamente 6 anni e mezzo e 4 anni e 2 mesi.

«Nessuno avrebbe potuto scambiare l’impatto con altro che non fosse una barca, solo con una lettura disonesta si può ignorare la velocità del motoscafo e che la luce del gozzo fosse accesa e visibile. Non serviva uno sforzo per accorgersi della forza dell’urto, solo una totale assenza di lucidità del pilota può aver reso possibile la mancata percezione – ha evidenziato il pm –. Gli imputati hanno trascorso il pomeriggio a bere mentre guardavano la Mille Miglia, lo testimonia più di una persona, non hanno mai mollato il bicchiere, barcollavano. Teissmann è stato imprudente ad affidare una potentissima imbarcazione a un uomo in palese stato di ubriachezza, mentre lui sonnecchiava. Dopo essersi accorti di avere uno squarcio nel motoscafo, non hanno avvisato le autorità e continuato la serata a bere. E ancora, anche se gli imputati hanno dichiarato di avere rallentato dopo l’urto, un video mostra come non ci sia stata alcuna sosta". Quanto alla velocità tenuta al momento dell’impatto, stimata dai consulenti della difesa in un massimo di 9 nodi a fronte dei 19,44 dell’accusa, si tratta di ricostruzioni "fantasiose".

"Le luci non erano omologate ed erano accese in modo scorretto, anche se Umberto e Greta fossero stati di vedetta avrebbero potuto vedere solo abbaglianti". Al contrario per l’avvocato della difesa Massimo Bonvicini, che ha chiesto l’assoluzione dei manager, a essere "antiscientifiche" sono le ricostruzioni della procura: "La sua pena Kassen la sta già scontando ogni notte, un segno indelebile che porterà sempre con sé anche se non paragonabile al dolore dei famigliari". E il collega modenese Guido Sola: "L’indagine ha fatto sua la vulgata giornalistica dell’ubriachezza. In realtà non ci sono prove. Gli operatori del 118 hanno trovato Kassen normale, non poteva avere i 2,5 grammi di alcolemia attribuiti dall’accusa". Solo Kassen aveva accettato l’alcoltest. Il 20 giugno l’esame aveva dato esito negativo ("per un errore di sistema", ha chiarito il consulente dell’accusa Andrea Verzeletti), il 23 giugno, da una rianalisi, di 0,29 g/l.

 

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