Il santuario di Montecastello in Tignale
Il santuario di Montecastello in Tignale

Brescia, 18 marzo 2019 - Si erano finti pellegrini, avevano atteso che il santuario chiudesse e poi avevano fatto razzia del reliquiario con il sangue di Papa Wojtyla – una rarità assoluta - e di quello con i frammenti ossei del beato Jerzy Popieluszko, il presbitero polacco ucciso nel 1984 dai funzionari ministeriali della Repubblica popolare della Polonia. Era il 16 ottobre 2017, una notte da cancellare per il santuario di Montecastello di Tignale, un luogo di culto suggestivo, abbarbicato su uno sperone di roccia sull’alto Garda con una vista mozzafiato, polo religioso per migliaia di fedeli da tutto il mondo. Ora dopo un anno e mezzo di indagini, con la refurtiva che non è mai più stata trovata, la magistratura getta la spugna e chiede l’archiviazione del caso.

Gli accertamenti dei carabinieri avevano isolato tracce di persone del posto all’interno del santuario. Il colpo era apparso organizzato nei dettagli con la collaborazione di qualcuno che del resto sapeva bene come muoversi nel luogo sacro. La svolta e l’individuazione dei responsabili sembravano imminenti, ma il sostituto procuratore Corinna Carrara non ha ritenuto i riscontri abbastanza forti da sostenere l’imputazione e una richiesta di rinvio a giudizio. I malviventi si erano introdotti in chiesa nel pomeriggio mescolandosi ai visitatori. I portoni infatti non presentavano segni di effrazione. Uno dei ladri aveva atteso l’orario di chiusura – le 18.30 – nascondendosi dietro un altare laterale e poi quando era rimasto solo aveva aperto ai complici. Quindi la banda aveva fatto razzia indisturbata. Si era fatta largo in sagrestia sfondando l’ingresso e penetrando nella Casa sacra e aveva trafugato i reliquiari. Da un armadio aveva prelevato sei calici, due pissidi, piattini per la comunione e oggettistica varia. Infine aveva forzato due porte laterali per fare irruzione nelle case del rettore e del custode, dove aveva rovistato senza rubar nulla. La notizia del colpo aveva destato grande scalpore. La reliquia di Wojtyla era frutto di un prelievo di sangue eseguito nel 2005 al Papa poco prima che morisse ed era stata donata dal segretario di Wojtyla, il cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz, ai fedeli tignalesi in occasione di un pellegrinaggio in Polonia nel maggio 2014.

«Un fatto inaudito, mai abbiamo subito razzie in 30 anni, la comunità è costernata – disse il parroco don Giuseppe Mattanza -. Sono beni di scarso valore economico ma di enorme valore affettivo, catalogati e difficili da rivendere. I ladri li restituiscano, anche in forma anonima». Un appello rimasto inascoltato, perché del maltolto non si è più saputo nulla. Alle indagini, da subito apparse difficoltose perché prive del supporto delle telecamere di videosorveglianza di cui il santuario è sguarnito, hanno collaborato anche i carabinieri del nucleo Tbc (Tutela beni culturali) di Monza. «Furti di questo genere sono tutt’altro che infrequenti – spiega il comandante, maggiore Francesco Provenza -. I beni trafugati sono inseriti nella nostra banca dati e non è escluso vengano trovati anche dopo molti anni. La pista del satanismo in questo caso non è supportata da nessuna evidenza. Si è trattato semplicemente di un furto di beni ecclesiastici che vengono rivenduti ad appassionati e collezionisti e alimentano il mercato nero». La vicenda aveva spinto anche il Comune a prendere provvedimenti e a stanziare risorse per installare presidi di sicurezza per la chiesa, ma le telecamere non sono ancora state installate. «Colpa dell’ondata di maltempo che lo scorso autunno ha rovinato il tetto del santuario – dice il sindaco Franco Negri -. Un’emergenza che ha avuto la priorità».