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Brescia, epidemia di polmonite: 150 casi in una settimana

Focolai in tre Comuni del Bresciano: s’indaga su rete idrica e relazioni con la legionella

di FEDERICA PACELLA
Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2018 alle 08:08
Il test per la legionella

Brescia, 9 settembre 2018 - Centoventuno accessi al Pronto soccorso per polmonite in una settimana, in un territorio circoscritto a cavallo tra la Bassa bresciana e la provincia di Mantova. Ma l’elenco dei contagiati è in costante aumento e già oggi il numero potrebbe essere rivisto al rialzo. Il ‘caso polmonite’ nel Bresciano è partito il 2 settembre, quando in Ats è arrivata la segnalazione di un picco di accessi dal presidio ospedaliero di Montichiari. Venerdì si era parlato di 71 persone ricoverate per polmonite, di cui due risultate positive alla legionella, destinate agli Spedali Civili di Brescia. Si sono registrati anche due decessi, ma sono ancora in corso gli accertamenti per capire qual è stato l’agente patogeno.

Ieri, il monitoraggio fatto da Regione Lombardia attraverso Ats ha rilevato 121 casi tra i presidi ospedalieri di Montichiari, Manerbio, Desenzano del Garda, Gavardo, Asola, Castiglione delle Stiviere e Mantova. Di questi, 109 sono residenti o domiciliati nel Bresciano, 12 nel Mantovano; 107 sono stati ricoverati. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone over 60, già aggravate da problemi di salute. «Le Aziende Sociosanitarie Territoriali (Spedali Civili e Garda) - ha sottolineato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera - stanno fornendo ad ATS Brescia tempestivi aggiornamenti sul numero di casi e sugli esiti degli approfondimenti diagnostici effettuati. Attraverso i dati raccolti si sta mappando la diffusione territoriale del fenomeno».

La maggiore concentrazione dei casi sembra essere nel triangolo tra Calvisano, Montichiari e Carpenedolo. Potrebbe non esserci un’unica causa, tanto che ufficialmente non si parla ancora di epidemia, ma l’elevato numero di contagiati in un periodo dell’anno in cui normalmente non ci sono picchi e la concentrazione in un territorio limitato sono quanto meno singolari. Anche l’Istituto Superiore di Sanità è coinvolto nel percorso di valutazione del caso per il tramite di Regione Lombardia. L’attenzione si è concentrata sulle acque. «Il personale di vigilanza del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria e del Laboratorio di Sanità Pubblica di Ats - ha aggiunto Gallera – è impegnato nella verifica della rete idrica dei comuni interessati; in particolare i tecnici dell’Igiene stanno realizzando campionamenti delle acque potabili mentre il Laboratorio ha in corso analisi specifiche i cui esiti saranno disponibili nei prossimi giorni».

Dalle prime indagini, sarebbe emerso che molti dei contagiati usano acqua di pozzi privati e non dall’acquedotto. Si tratta quindi di capire se i pozzi pescano da un’unica falda, da cui potrebbe essere partito il contagio; sotto la lente, anche le acque del fiume Chiese. Ieri intanto Ats ha incontrato i gestori delle reti idriche della bassa bresciana orientale per individuare le fonti di approvvigionamento e conoscere lo stato degli acquedotti. I sindaci dei tre comuni maggiormente coinvolti, Mario Fraccaro per Montichiari, Stefano Tramonti per Carpenedolo, Giampaolo Turini per Calvisano, hanno spiegato, al termine dell’incontro con Ats che, in vista dell’imminente inizio dell’anno scolastico, è garantita «l’attuazione di tutte le misure preventive concordate con Ats, per mantenere sicuri le scuole e tutti gli edifici pubblici».

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