Souad Allou, 29 anni
Souad Allou, 29 anni

Brescia, 9 giugno 2018 - «Non ho ucciso mia moglie. In quel sacco c’erano solo vestiti. Sono innocente». Dal carcere bresciano di Canton Mombello dove si trova in stato di fermo da mercoledì sera Abdelmjid El Biti, 50enne marocchino operaio in una fonderia, continua a negare di avere ammazzato la moglie Suad Allou, connazionale di 29 anni e madre di due bambini, da cui viveva separato da un paio di anni.

Lo ha fatto ieri mattina davanti a Maria Cristina Bonomo,il sostituto procuratore titolare del fascicolo aperto contro di lui per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Potrebbe farlo anche questa mattina quando alle 11 (assistito dall’avvocato Gianfranco Abate che poi dovrebbe rinunciare al mandato) comparirà davanti al gip Lorenzo Benini per l’interrogatorio di convalida. Gli inquirenti  non gli credono. «Il corpo della giovane ancora non è stato ritrovato e lui continua a negare – sottolinea il procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno –. Ma quello che è emerso grazie alle indagini non pende a favore della persona in stato di fermo». A incastrarlo per gli investigatori sono le immagini della telecamera di sicurezza installata sopra la porta laterale di un bar al piano terra della corte dove in via Milano, periferia est della città a forte concentrazione di stranieri, viveva la donna con i figli. La telecamera intorno alle 4.20 di lunedì mattina avrebbe inquadrato Abdelmjid El Biti mentre trascinava un pesante sacco nero nel cortile dell’abitazione verso la propria automobile parcheggiata davanti al cancello del passo carraio. «Le immagini sono chiare – si lascia scappare chi tra gli inquirenti ha visto il video-. Dentro quel sacco si distingue la sagoma di una persona».

A denunciare la scomparsa della 29enne, che dallo scorso autunno lavorava come donna delle pulizie in una casa privata e in un ristorante della zona nord della città, è stato alla polizia locale di Brescia proprio Abdelmjid El Biti che nel frattempo, aveva lasciato i figli da soli (i piccoli avevano chiesto aiuto ai vicini) nella casa di via Milano, dopo avere trascorso con loro il fine settimana. Gli agenti non gli hanno creduto. L’uomo in passato era stato infatti denunciato dalla 29enne per maltrattamenti: per questo la donna con i bambini era stata ospitata fino allo scorso marzo in una struttura protetta. In casa gli agenti non hanno trovato alcuna traccia, ma poi è comparso il video della telecamera di sicurezza e per l’immigrato 50enne la situazione si è fatta sempre più complicata. Martedì sera gli agenti della polizia locale lo hanno prelevato da casa sua e lo hanno messo sotto torchio fino all’alba. Mercoledì mattina alle 8 la Mobile è tornata a Seniga e lo ha condotto in questura fino alle 23 quando per lui si sono aperte le porte del carcere dove da quel momento si trova in stato di fermo.