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20 mag 2022

Denutrito e senza cure "Nonni e zii colpevoli"

Il procedimento per maltrattamenti contro i parenti di un dodicenne rimasto con loro dopo l’espulsione dei genitori, rimpatriati in Marocco

20 mag 2022
beatrice raspa
Cronaca
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori
Dopo le dimissioni dal Civile, il ragazzino è stato affidato a una comunità per minori

di Beatrice Raspa

Arriva in ospedale a 12 anni su sollecitazione della scuola perché i professori, allarmati, chiamano l’ambulanza. I medici gli riscontrano denutrizione, carenze igieniche, carie, scoliosi, miopia e astigmatismo non curati, una patologia dell’esofago che gli provoca vomito da mesi. Nessuno dei familiari, per l’accusa, se n’è occupato. È la storia di un ragazzino del Marocco, affidato a nonni e zii dopo l’espulsione dei genitori dall’Italia. Dai database istituzionali risultava tornato nel Paese d’origine. In realtà era nel Bresciano, in Valtrompia, con i parenti appunto, ora a processo per maltrattamenti.

Per la procura infatti l’avrebbero abbandonato a se stesso trascurando i suoi bisogni primari a tal punto che si ammalò gravemente. A salvarlo fu appunto la scuola, poi l’ospedale Civile, la cui segnalazione fece scattare l’indagine e il trasferimento del minore in comunità. Ieri, davanti ai giudici e al pm Antonio Bassolino sono sfilati i testi dell’accusa e il primo della difesa.

"Dal 4 febbraio 2020 quando iniziò il lockdown persi i contatti – ha raccontato la professoressa, che il 20 novembre chiamò il 118 –. Farlo partecipare alla dad fu impossibile. Comunicare con i familiari molto difficile. Quando lo rividi a settembre era molto dimagrito. Lamentava di non star bene, vomitava, si accasciava sul banco, si addormentava in classe. Non socializzava e aveva nostalgia della madre. Visto che la sua salute non migliorava, cercai di spingere i nonni a portarlo dal medico ma non aveva pediatra e tessera sanitaria".

Il ragazzino arrivò al prontosoccorso pediatrico il 20 novembre 2020. Rimase in clinica fino al Natale seguente. Stando alla pediatra Mariafederica Girelli, era pelle e ossa: "Pesava 43 kg per 1,73 di altezza e presentava una sintomatologia gastrointestinale da mesi. Era sporco, con la biancheria a brandelli. Gli accertamenti misero in luce una esofagite di natura allergica agli acari della polvere e una gastrite, malnutrizione, carie, problemi agli occhi. Era triste e rabbioso: dormiva per terra in soggiorno dietro un divano, non aveva uno spazio suo e prendeva sonno con difficoltà, mangiava gli avanzi degli altri ed era in conflitto con i parenti con cui non parlava mai. In reparto aveva legato con il personale e si era rasserenato. Prese 4 kg". Prima del ricovero aveva già fatto due accessi in prontosoccorso, nel febbraio e settembre precedenti.

Per il pediatra Cesare Gritti, teste della difesa, che in un’occasione lo visitò, gli furono prescritti esami di approfondimento, ma non appariva in tali condizioni da lasciar presagire un drastico peggioramento. Si prosegue il 4 ottobre.

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