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18 gen 2022

Delitto di Milzano: ecco perché il compagno di Zsuzsanna è stato condannato a 24 anni

Il caso Mailat: per i giudici l'uomo ebbe una "reazione impulsiva". Esclusa la premeditazione

beatrice raspa
Cronaca
Zsuzsanna Mailat uccisa l’8 maggio del 2020 dall’allora compagno Gianluca Lupi 43enne dal quale si stava separando perché stanca dei suoi controlli ossessivi e della sua gelosia La lite culminata nell’omicidio avvenne la sera prima dell’incontro con l’avvocato
Zsuzsanna Mailat uccisa l’8 maggio del 2020

Brescia - Non c’è norma che imponga al giudice l’equazione uxoricidio=ergastolo e non potrebbe essere diversamente "alla luce dei principi di proporzionalità e di offensività su cui trova fondamento il potere discrezionale del giudice nella determinazione della pena". Partendo da questa considerazione il presidente della Corte d’assise di Brescia Roberto Spanò motiva la sentenza di condanna a 24 anni di carcere per Gianluca Lupi, il 43enne che l’otto maggio 2020 uccise a coltellate a Milzano, nel Bresciano, la ex compagna e madre di tre figli, Zsuzsanna Mailat. La donna fu uccisa davanti ai figli. Il pm aveva chiesto l’ergastolo. I giudici, accogliendo in parte le richieste della difesa, hanno escluso l’aggravante dei motivi abietti e futili e messo in equivalenza le attenuanti generiche con le aggravanti contestate (il rapporto di parentela con la vittima e il compimento del delitto alla presenza della figlia minore).

Lupi e consorte stavano insieme dal 2004. La storia era andata bene fino alla nascita del terzo figlio (e fino a una vacanza in colonia durante la quale la donna conobbe un animatore di 27 anni). L’imputato, che la accusava di essere troppo presa da uscite, discoteche e spese, si mise in testa di essere tradito. Stanca dei controlli ossessivi, la 39enne chiese la separazione, che Lupi accettò. La sera dell’8 maggio, l’ennesima lite. "Il giorno dopo avremmo dovuto incontrare l’avvocato. Lei mi disse che mi avrebbe portato via i figli e mi è scattato un interruttore" ha dichiarato l’uomo in aula. Prese un coltello da cucina, lo piantò nel collo e nell’addome della compagna. Poi attese i carabinieri.

"Dall’istruttoria è emerso che la gelosia provata nei confronti di un amico della compagna ha costituito l’elemento scatenante della furia omicida", motiva il giudice, ma aggiunge però che non si tratta di una patologia. "Appare necessario, dunque, non confondere i disturbi cognitivi con le episodiche perdite di autocontrollo sotto la spinta di impellenti stimoli emotivi; la liberazione dell’aggressività in situazioni di contingenti crepuscoli della coscienza con la violenza indotta dalla farneticazione nosologica", si legge nelle motivazioni. "Ai fini della concessione delle circostanze attenuanti generiche dovrà tenersi conto, quanto alla 'intensità del dolo', che Lupi ha agito in base ad una reazione impulsiva e non invece con premeditazione, a differenza di quanto sovente accade in occasione di analoghe uccisioni perpetrate in ambito domestico. Non è emerso inoltre un quadro di pregresse violenze o di atti prevaricatori consumati ai danni della compagna". 

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