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6 mag 2022

Crolla il castello accusatorio Assolti finanzieri e avvocati

A processo anche un tecnico e un commercialista per il caso della mazzetta incassata e poi restituita da un ufficiale

Sette ore e mezza di Camera di Consiglio, con gli imputati in bilico in un tempo sospeso che è sembrato infinito. Finché la presidente, Cristina Ardenghi, ha letto la sentenza: tutti assolti. E l’ansia si è sciolta in abbracci. Così ieri si è concluso il processo per il caso della mazzetta da 60mila euro incassata (e poi restituita) tra la fine del 2017 e il gennaio 2018 dall’ex luogotenente della Finanza di Chiari Antonio Romano, un’inchiesta del pm della Dda Roberta Panico già sfociata in condanne e patteggiamenti in separata sede per i protagonisti della vicenda. Erano a dibattimento - per, a vario titolo, favoreggiamento alla corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e accesso abusivo alle banche dati riservate - i colleghi di Romano, i finanzieri Marco Gisonna (in pensione) e Antonio Piccolo, il commercialista Giorgio Passeri, gli avvocati penalisti, padre e figlia, Alessandro e Carlotta Mainardi, l’informatico Sergio Nicolini e il funzionario del Fisco Davide Scifo. Al centro dell’indagine la tangente transitata in 2 tranche dall’imprenditore della Montorfano Costruzioni Mauro Sala a Romano tramite la ragioniera Natalina Noli, titolare dello Studio 88 di Castrezzato, con l’obiettivo di ammorbidire i controlli.

La Procura aveva chiesto 7 condanne. Tre anni e mezzo per Piccolo, che per il pm avrebbe indotto Noli a commetere un illecito per fare arrestare il superiore Romano, verso cui nutriva animosità, e al tempo stesso le avrebbe spifferato l’esistenza dell’indagine sulla corruzione. I Mainardi, invece - chiesti per loro 2 anni - avrebbero favorito gli assistiti Noli e Passeri occultando prove nel loro studio. In particolare 2 videoregistrazioni (un colloquio tra Noli e Piccolo e la restituzione della mazzetta per mano di Noli a Sala). A detta dell’accusa, i legali avrebbero pure consigliato agli indagati di bonificare le auto da “cimici“ e "buttare via le cose che non vanno bene", riferendosi alla contabilità 2013-25 della Montorfano fatta sparire dopo che Romano restituì la mazzetta una volta scoperta l’indagine su di lui. A cancellare i files stando a Panico fu Passeri - chiesti 5 anni - con la consulenza di Nicolini (1,8). Gisonna - la Procura voleva una condanna a 2,6 anni - sapendo l’amica Noli indagata, avrebbe carpito per lei informazioni da Piccolo. Scifo, invece - 3 anni - consultato l’anagrafe tributaria in cambio di cotechini e formaggi regalati dallo Studio 88. Per le difese gli imputati erano da assolvere. La ricostruzione accusatoria è infondata. E i giudici hanno dato loro ragione.

Beatrice Raspa

© Riproduzione riservata

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