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29 mag 2022

Brescia condominio con stalker: tutti assolti

I giudici hanno accolto la richiesta della difesa. I denuncianti avevano lamentato di essere da tempo vittime di dispetti

29 mag 2022
beatrice raspa
Cronaca
I condomini e i palazzi di via Crocefissa di Rosa
I condomini e i palazzi di via Crocefissa di Rosa
I condomini e i palazzi di via Crocefissa di Rosa
I condomini e i palazzi di via Crocefissa di Rosa

Tutti assolti, "il fatto non sussiste". Il "fatto" consisteva in un presunto stalking ben più che condominiale, si direbbe piuttosto di quartiere. A processo c’erano 6 vicini di Lumezzane, tre uomini e tre donne tra i 50 e i 60 anni, tra cui marito e moglie, e persino due ultraottantenni, una signora classe 1932 e un compaesano del 1939, tutti residenti nella medesima via. Il gruppo era finito in Tribunale con l’accusa di atti persecutori in concorso nei confronti di altri vicini, padre e figlio di 75 e 48 anni. Al termine del dibattimento il giudice si è deciso per l’assoluzione collettiva. Stando alla prospettazione della Procura, che aveva chiesto 5 condanne a un anno e tre mesi e un’unica assoluzione, gli imputati tra il marzo 2015 e il marzo 2017 avevano ripetutamente molestato i dirimpettai "offendendoli, ingiuriandoli, danneggiando la loro proprietà, minacciandoli di morte, creando disturbo durante la loro attività lavorativa". E ingenerando in loro ansia, stress e timori per la propria incolumità, tali da farli vivere segregati. Quattro famiglie delle sei che vivono nella strada in questione sono ai ferri corti, e si trascinano a vicenda davanti al giudice. La guerra, combattuta a suon di provocazioni, dispetti, chiamate continue alla Polizia Locale e ai carabinieri e denunce reciproche - a giugno toccherà alle parti offese comparire dal gup, in udienza preliminare, per un procedimento fotocopia in cui le stesse vestiranno i panni di imputati ai danni un paio degli odierni imputati - sembra aver preso le mosse da un posteggio conteso sulla pubblica via.

Uno stallo che padre e figlio, titolari di un’attività commerciale, considerano di proprietà e a disposizione della clientela. Il vicinato però la vede diversamente: l’occupazione di quel parcheggio, che dovrebbe rimanere libero, rende difficoltoso l’accesso agli altri parcheggi. In aula i negozianti hanno raccontato di finestre rotte, pezzi di catrame lanciati dentro casa, sparizione di oggetti e vasi dal giardino, insulti. Ritorsioni continue. A sentir loro, alle azioni punitive partecipava persino la nonnina, che faceva da vedetta sul balcone. Diversamente, stando agli imputati erano i commercianti a inventare sempre nuove vendette: dalle uova scagliate sulle macchine in sosta ai lanci in strada di oggetti simbolici (manette, corna, immondizia, escrementi). Per l’avvocato Ennio Buffoli, che assisteva il gruppo di vicini per i quali aveva chiesto l’assoluzione, i negozianti hanno raccontato bugie. E il Tribunale gli ha dato ragione.  

 

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