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15 mar 2022

Colpo da 83 milioni, i segreti della banda

15 mar 2022
Una parte delle armi del commando
Una parte delle armi del commando
Una parte delle armi del commando
Una parte delle armi del commando
Una parte delle armi del commando
Una parte delle armi del commando

Al via ieri in carcere gli interrogatori di convalida dei fermi dei 31 rapinatori ammanettati venerdì sera prima dell’assalto al caveau della Mondialpol Vedetta 2 di Calcinato. Il colpo del secolo, dicono gli investigatori, che avrebbe dovuto fruttare 83 milioni in contanti. Tra gli arrestati, in gran parte foggiani di Cerignola e calabresi (alcuni da tempo di casa nel Bresciano), cui è contestata l’aggravante del metodo mafioso e dell’agevolazione alle cosche, molti hanno scelto di rimanere in silenzio davanti al gip Matteo Grimaldi. Ma c’è stato chi ha risposto alle domande e si è detto estraneo ai fatti.

È il caso di un bresciano, titolare di una pizzeria di Ospitaletto, accusato di avere consapevolmente affittato il capannone di Cazzago San Martino ai malviventi, che lo hanno trasformato in covo. Assistito dall’avvocato Gianbattista Scalvi, ha dichiarato di essere caduto dalle nuvole: a suo dire il deposito fu da lui ceduto al pizzaiolo del locale, che poi lo passò di mano ad altri come appoggio ai cantieri Tav.

La Mobile e i carabinieri del Ros, coordinati dal pm della Dda Paolo Savio, da sei mesi stavano addosso ai rapinatori, specialisti in assalti a blindati e caveau: tra loro, per l’accusa, c’è chi è entrato in azione a Catanzaro nel 2016, nel foggiano a febbraio e forse ha partecipato all’assalto sull’A1 nei pressi di Modena a dicembre.

La procura ha sguinzagliato oltre 70 Nocs alle 17,30, al termine di un incontro nel capannone, tenuto d’occhio da telecamere nascoste, e oltre cento decreti di intercettazioni. Quando s’è capito che erano stati armati i kalashnikov, è scattata la controffensiva, dal cielo e via terra, anche con le granate.

All’interno 13 persone, il gruppo armato e il presunto capo che avrebbero dovuto materialmente compiere il colpo con il supporto di cinque complici dislocati in appartamenti a Gardone Val Trompia e Ospitaletto. In molti erano arrivati dal sud all’alba di venerdì con un tir dal doppio fondo, carico di 4 kalashikov, un fucile a pompa, una mitraglia, una pistola, munizioni, 4 molotov, chiodi a 4 punte da buttare in strada per bloccare le forze dell’ordine. Giunto a Pioltello, il camion era stato spostato nell’area di servizio Campagnola, in A4, vicino a Calcinato, pronto a ricevere la montagna di banconote.

La banda aveva studiato il piano nei dettagli e assegnato un ruolo a ciascuno. A riprova, il rinvenimento di appunti per la ripartizione del bottino che, stando all’accusa, avrebbe finanziato famiglie e clan foggiani e calabresi. C’era chi avrebbe dovuto guidare la ruspa speciale con cui era previsto di abbattere il muro del caveau in sette minuti, chi avrebbe dovuto portare le 20 auto rubate sulle vie di fuga per metterle di traverso e incendiarle. E naturalmente c’erano le due guardie giurate infedeli, di cui una in servizio a Calcinato proprio venerdì sera, l’altra invece operativa su blindati.

Il colpo che aveva proposto quest’ultima avrebbe fruttato al massimo di 5 milioni. Un bottino troppo misero. Meglio puntare al caveau.

B.Ras.

© Riproduzione riservata

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