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22 mar 2022

Borno, cadavere fatto a pezzi: chi ha ucciso e smembrato conosceva bene quei tornanti

I sacchi con il corpo sezionato di una donna sono stati individuati fra i resti di una discarica abusiva a meno di due chilometri dalla frazione di Paline

milla prandelli
Cronaca

Borno (Brescia) - Sulle unghie aveva uno smalto che dal violetto tende al rosa, quasi lilla, come le pervinche che in questi giorni, a migliaia, spuntano tra i rovi dove mani per ora ignote hanno gettato almeno cinque sacchi che contenevano i suoi resti: quelli di una donna straziata da una ferocia inaudita, fatta a pezzi, quasi brandelli di carne, sfregiata nel volto, resa irriconoscibile dal fuoco o dall’acido, con cui tutto il suo corpo è stato mortificato.

Nelle scorse ore, a Borno, nella frazione di Paline, giusto all’altezza che segna il confine tra la provincia di Brescia e quella di Bergamo, un passante attorno alle 16 di domenica ha scorto affiorare una parte anatomica, pare una mano, da un sacco nero gettato tra molti altri in quella che è una discarica improvvisata.

Dentro i contenitori di plastica c’era una donna probabilmente minuta, in sacchi del peso di circa dieci chili l’uno. La donna sarebbe stata nuda, svestita probabilmente da chi l’ha messa nei sacchi. Per capire la causa della morte bisognerà aspettare. I capelli della donna, apparentemente scuri, hanno brillato quando sono stati illuminati dalle luci dei soccorritori e delle forze dell’ordine che domenica, tra le 18 e le 24, li hanno recuperati con grande tatto e delicatezza, dando alla vittima quel tocco di rispetto e dignità, che le sono stati strappati.

A vegliare su di lei, forse per più di qualche giorno, dato lo stato di conservazione dei resti, fortemente deteriorati, sono state le pareti ripide delle alpi Bresciane e delle Orobie, che vanno ad abbracciarsi nel punto in cui la donna senza nome è stata trovata. Siamo a cavallo tra Valcamonica e Valle di Scalve, a meno di due chilometri dalla frazione di Paline di Borno e a una decina da Azzone e Dezzo di Scalve. Il luogo è di quelli che sembrano apparire dal nulla.

Si costeggia a destra e a sinistra un pendio scosceso dove nel tempo tante persone hanno gettato spazzatura all’interno di borse e sacchi, nonostante la bellezza del territorio, l’aria pura e la vicinanza con la Riserva Naturale dei Boschi del Giovetto di Palino e più sotto del Torrente Dezzo con le sue pittoresche gole. Impossibile essere invogliati a fermarsi per una passeggiata, dato che la strada dai sanatori di Borno e Croce di Salven si snoda verso la valle di Scalve come un lungo serpente. Chi ha lasciato i sacchi contenenti le parti della donna, ora custodite a Brescia, doveva conoscere molto bene l’area scelta per nascondere l’orrore.

Forse pensava che i sacchi sarebbero rimasti lì a lungo, o forse confidava negli animali che, in breve tempo, avrebbero sicuramente aperto i sacchi e portato qua e là le parti della povera vittima facendo dimenticare per sempre questa storia. Così non è andata e ora bisognerà prima tutto capire chi era questa donna.

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