Belleri,Nini Ferrari e Edda Simoncini,Spedali Civili,Donazione apparecchiatura Dignicap,a   Brescia 10-03-2016 Brescia.  Ph Fotolive Corinna Alabiso
Belleri,Nini Ferrari e Edda Simoncini,Spedali Civili,Donazione apparecchiatura Dignicap,a Brescia 10-03-2016 Brescia. Ph Fotolive Corinna Alabiso

Brescia, 11 marzo 2016 - Gli ospedali Civili di Brescia hanno ricevuto in donazione l’apparecchio “Dignicap”, a favore della Breast Unit. L’apparecchio, del valore di 62mila euro è stato donato dall’associazione Esa e dalla Fondazione Comunità Bresciana. «Abbiamo lavorato – dichiara Nini Ferrari, presidente Esa – per dare una qualità di vita migliore alle pazienti durante questo percorso difficile e rendere il percorso più semplice, evitando gli effetti collaterali che aumentano la sofferenza». Sapere di avere il cancro causa un forte sconvolgimento e preservare l’immagine di se stessi è nodale in questa fase. La perdita dei capelli è uno dei più comuni effetti avversi della chemioterapia e colpisce un’ampia percentuale di pazienti. Dignicap - studiato e valutato dal punto di vista scientifico per donne con tumore al seno - attraverso il raffreddamento del cuoio capelluto durante la chemioterapia, può aiutare a ridurre notevolmente tale perdita.

«Anche la denominazione ‘dignicap’ evoca una parte importante del percorso che il paziente deve fare nell’assoluto mantenimento della propria identità», dichiara Ezio Belleri, direttore generale del Civile. Per una donna malata, che sta affrontando un percorso difficile e doloroso, mantenere il proprio aspetto è un elemento importante dal punto di vista psicologico ma anche per convivere con la malattia. Ne è testimonianza Elisabetta Cirillo: «Utilizzare questo sistema mi ha aiutata a sentirmi meglio; guardarsi e riconoscersi per come mi sono sempre vista è stato d’aiuto per vivere più serenamente e ad affrontare in maniera più energica e positiva una prova molto difficile». Durante la somministrazione intravenosa della chemioterapia, la paziente indossa una cuffia in silicone all’interno del quale circola un liquido refrigerante. Il raffreddamento dello scalpo porta una vasocostrizione che rallenta il flusso del sangue e quindi la concentrazione del farmaco a livello del cuoio capelluto. La scelta del trattamento da parte del paziente è volontaria. Scegliere di iniziare il trattamento è un impegno, significa prolungare la seduta di almeno 2 ore, avere un fastidio, un disagio dovuto al fatto che il cuoio capelluto, durante tutta l’infusione del farmaco e per un’altra ora e mezza dopo l’infusione, ha una temperatura dai 3 ai 5 gradi. «Come sempre le donne – afferma Edda Simoncini, direttore Breast Unit – Sono agguerrite e volenterose, il fatto di poter evitare la perdita dei capelli ripaga il costo della fatica».