Brescia, 9 maggio 2015 - A Brescia è di nuovo polemica su Bigio, la statua realizzata da Arturo Dazzi e apprezzata da Benito Mussolini, che sarebbe dovuta essere ricollocata in piazza Vittoria ma che di recente è stata "rimpiazzata" da un albero. Questa volta "a farsi sentire" è prioprio il Bigio in una lettera aperta ai bresciani dalle pagine del nuovo sito www.ilbigio.it. "Cari bresciani, che colpa ne ho se il mio padre putativo mi ha ribattezzato 'Era Fascista', dando a me che sono uomo un (nefasto) nome proprio da donna? Il mio vero padre - sappiatelo - si chiama Arturo Dazzi, e quindi il mio vero nome all'anagrafe è: 'Colosso di Dazzi'. Per gli amici sono semplicemente 'il Bigio'. Voi chiamatemi come volete, ma non dite di me: 'Era Fascista'! Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Tanto più se i figli sono innocenti. Ed io lo sono per definizione, essendo una semplice statua fatta da un uomo a suo gusto. A qualcuno non piaccio per niente, lo so. Ma per altri sono bellissimo. In qualsiasi caso non ho scelto io le mie forme. Come vi ho detto sono soltanto una povera statua! Per queste ragioni lancio un appello dal sito www.ilbigio.it e chiedo a chi di dovere di lasciarmi tornare a casa. Non voglio villeggiare a Salò o nel bellissimo Vittoriale degli Italiani. Voglio tornare in piazza Vittoria! E mi spiace che qualcuno - per ragioni ideologiche - voglia lasciare vuoto il “mio” spazio o, peggio, regalarlo a chi con l'architettura di quella piazza (che ospita perfino l'arengario) non c'entra nulla. Ho 83 anni, a 23 sono stato sradicato da casa e imprigionato in un magazzino comunale. Non ho pagato abbastanza le colpe di chi mi ha messo al mondo? Liberatemi per favore, e lasciatemi tornare a casa. Salvatemi! #FreeBigio".