Una bella foto della famiglia Zacco
Una bella foto della famiglia Zacco

Brescia, 25 settembre 2018 - Nicole Zacco, la bambina di 4 anni di Gottolengo (Brescia) morta il 5 aprile per un’infezione cerebrale insorta a seguito di un’otite «trascinata per quasi un mese», poteva essere salvata. Questo emerge dalla relazione dei consulenti incaricati dalla Procura, il professor Francesco Ventura e la dottoressa Antonella Palmieri, di eseguire l’autopsia sulla piccola. In 54 pagine i due medici genovesi hanno evidenziato le diverse responsabilità dei sanitari, 15 quelli iscritti nel registro degli indagati, che hanno avuto in cura Nicole.

«Superficiale e poco accorta» sarebbe stata la condotta della pediatra di Nicole nel corso della visita fatta il 16 marzo. «A fronte della persistente sintomatologia algica per 10 giorni – scrivono i consulenti – la dottoressa avrebbe dovuto impostare una antibioticoterapia e richiedere una visita otorinolarigoiatrica. L’eventuale somministrazione per via orale di un comune antibatterico avrebbe implicato un repentino abbattimento della carica batterica e una ripresa clinica. La sua condotta ha determinato uno sproporzionato ritardo diagnostico-terapeutico, il quale abbatteva pesantemente le probabilità di sopravvivenza della bambina».

La piccola era stata visitata anche dai medici dell’ospedale di Manerbio, da quelli della Poliambulanza e del Civile di Brescia dove la bimba è morta. Se per i medici del Civile i consulenti non hanno evidenziato «colpe derivanti da imprudenza e imperizia avendo rispettato le linee guida e le buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica», diverso è il discorso per quelli di Manerbio e della Poliambulanza di Brescia. «L’équipe medica di Manerbio avrebbe dovuto eseguire i necessari esami ematochimici e una coltura auricolare tramite tampone impostando una terapia antibiotica – scrivono i consulenti –. L’inadeguata e negligente condotta medico-professionale non appare però sufficiente per supportare un nesso causale con il decesso in quanto il quadro infettivo sottendeva scarse possibilità di regressione». Anche i medici della Poliambulanza non avrebbero effettuato approfondimenti diagnostici, ma «non si può affermare che un approccio diagnostico terapeutico corretto avrebbe evitato il decesso di Nicole Zacco». Alla luce della consulenza il pm Claudia Moregola nei prossimi giorni potrebbe decidere di chiudere le indagini evidenziando i diversi gradi di responsabilità. «Vogliamo sapere chi ha sbagliato – fanno sapere Mattia e Alessandra, i genitori della piccola, attraverso il loro legale, l’avvocato Walter Ventura –. Attendiamo le decisioni del pm».