I rappresentanti del Comitato civico che hanno manifestato per la tutela della bambina contesa tra i due genitori
I rappresentanti del Comitato civico che hanno manifestato per la tutela della bambina contesa tra i due genitori

Brescia, 11 aprile 2019 - Una bambina contesa, una mobilitazione di paese. Angela (il nome è di fantasia per tutelarne la privacy) è una bimba di 11 anni contesa tra mamma e papà da ben otto anni è diventata motivo di contenzioso tra i due ex coniugi. La richiesta di separazione è del 2011. Dal 2013 la piccola, in seguito a una denuncia della madre nei confronti del padre, lo ha potuto vedere solo in contesti protetti e mai da soli. In questi giorni la situazione si è ribaltata e ieri Angela avrebbe dovuto trasferirsi dal padre perché il Tribunale di Brescia ha «affidato in via esclusiva la minore al padre».

Così non è accaduto. Quando le assistenti sociali del Comune dove risiede la piccola sono arrivate, difatti, sono entrate in casa e subito dopo uscite senza di lei. La sua mamma ha spiegato che la piccola ha comunicato loro di non volere andare dal padre. Queste ultime, considerato che erano sole hanno ritenuto opportuno rinviare, spiegando però che ci saranno delle inevitabili conseguenze legali. Nel frattempo, fuori casa una cinquantina di persone appartenenti a un comitato spontaneo nato su Facebook e appoggiato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani manifestava perché la decisione del tribunale non fosse applicata. La vicenda è delicatissima. In questi giorni è stata resa nota la sentenza, nella quale i giudici, dopo una istruttoria di sette anni hanno accertato «l’inadeguatezza genitoriale della madre, incompatibile con l’affidamento condiviso» e ciò a causa del «protratto atteggiamento della madre di sistematico contrasto alla figura paterna ». Il Tribunale ha ritenuto che la relazione tra madre e figlia fosse «nociva per la minore».

L’avvocato Francesco Miraglia, che difende la madre, non si è detto d’accordo. «La sentenza dimostra che in tribunale il giudice relatore non ha letto gli atti oppure si è fermato al maggio del 2018 – ha dichiarato –. La madre si è dimostrata disponibile a favorire gli incontri della piccola con il padre, partecipando a pranzi, cene e momenti di gioco e incontro vari- ha sottolineato il legale – lui invece non ha stabilito con la piccola alcuna empatia. Non so cosa dobbiamo aspettarci. E se la piccola scappasse? Il provvedimento non va a incidere solo su di lei ma su una intera famiglia». È chiaro che nei prossimi giorni vi saranno degli sviluppi. «Le sentenze si devono osservare – ha dichiarato di contro l’avvocato Giorgio Tramacere, che assiste il papà della piccola – se non sono ritenute giuste devono essere appellate. Le gravi affermazioni riportate in più occasioni dal legale della madre che ha descritto il padre come un soggetto violento e incapace, e le plurime offese che questo difensore ha rivolto sia nei confronti del consulente tecnico d’ufficio nonché dei giudici che hanno si sono pronunciati sulla vicenda sono estremamente gravi ed offensive. Per tale ragione il padre si riserva di sporgere querela nei confronti del difensore e di esporre i fatti all’organo della giustizia forense in materia disciplinare». Nel mezzo di questa battaglia che si annuncia ancora lunga c’è una bambina che chiede solo un po’ di serenità.