Brescia, 1 febbraio 2018 - Dai massimi vertici federali a tanti suoi ex giocatori: una folla numerosa e commossa ha preso parte al Duomo di Brescia ai funerali dell'ex ct della Nazionale Azeglio Vicini, morto due giorni fa all'età di 84 anni. Presenti in rappresentanza della Fogc il direttore generale Michele Uva e gli ex presidenti Giancarlo Abete e Antonio Matarrese. Con loro i presidenti dell'Associazione allenatori Renzo Ulivieri (carica ricoperta in passato anche dallo stesso Vicini) e dell'Assocalciatori Damiano Tommasi. Tanti gli ex giocatori della Nazionale che hanno lavorato con ct: da Beppe Bergomi a Paolo Maldini, da Franco Baresi a Stefano Tacconi. Al termine del rito funebre, celebrato da monsignor Claudio Paganini, padre spirituale del Brescia Calcio, la salma di Vicini è stata portata a Cesenatico per essere tumulata nella tomba di famiglia. Vicini, ha sottolineato Baresi, "aveva la grande dote di darci tranquillità". L'ex capitano del Milan ha ricordato che "dopo quella partita di Italia '90 fu il primo a rincuorarci e a ringraziarci per quanto avevamo fatto". Per l'ex presidente della Fgic Giancarlo Abete Vicini "sarà ricordato per le sue qualità morali e professionali in un mondo, come quello del calcio in cui talvolta si tende a perdere la misura". 

Baresi ai funerali di Vicini (Fotolive)"UNO DEGLI ULTIMI VERI MAESTRI" - "Molti certamente avranno riconosciuto in questi tratti evidenziati nella parola di Dio, lo stile ed il valore umano che ha caratterizzato la vita di Azeglio. L'essere stato un uomo, un giocatore, un allenatore, un dirigente all'interno del mondo sportivo trova la sintesi perfetta nell'essere stato maestro di vita" ha detto nel corso della sua omelia di monsignor Claudio Paganini, delegato vescovile degli sportivi di Brescia, nel corso dei funerali dell'ex ct della Nazionale Azeglio Vicini, scomparso l'altro ieri. Monsignor Paganini, nel Duomo di Brescia gremito, ha definito Vicini "uno degli ultimi, forse dei pochi fra tanti, maestri veri". 

"Venne a Brescia da giocatore e da qui iniziò la sua carriera di allenatore e dirigente - ha proseguito il sacerdote -. L'allenatore, non è un moderno mago Merlino che possiede pozioni magiche per la vittoria. È piuttosto un educatore che accompagna come padre quei giovani a lui affidati per coltivarne ed ampliarne la ricchezza umana e sportiva. Prima viene l'uomo, educato nella mente e nel corpo, poi viene il giocatore frutto maturo di un percorso di vita. I consigli su come stare nel campo da gioco sono la conseguenza di come essere uomini veri, sportivi perché testimoni di un modello di vita e di presenza sociale".