Malonno (Brescia), 27 febbraio 2018 - Bufera su Malonno: arrestato e portato in carcere l’ex sindaco Stefano Gelmi. Con lui sono finite nei guai altre dieci persone, di cui cinque si trovano attualmente agli arresti domiciliari e cinque hanno l’obbligo di dimora. Si tratta di funzionari pubblici, professionisti e imprenditori della Valle Camonica e della provincia di Sondrio. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di corruzione e turbativa d’asta in concorso.

Ieri mattina alla prime luci dell’alba una trentina di carabinieri della Compagnia di Breno, con il supporto dei colleghi del Comando Provinciale di Brescia, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Brescia, scaturita da una serie di indagini avviate lo scorso mese di giugno sotto la costante direzione della Procura cittadina: è il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani il titolare del fascicolo. Ad attivare i controlli sono state alcune segnalazioni circa presunte irregolarità amministrative nella gestione degli appalti pubblici nel settore edilizio. In particolare a mettere le forze dell’ordine sul chi va là sarebbe stato un imprenditore che ha perso ed è stato escluso dalle gare a cui ha partecipato.

Gli appalti risultati falsati sono tre. Sarebbero collegati alla Centrale Unica di Committenza dell’Unione delle Alpi Orobie Bresciane: l’organismo che gestisce diversi i bandi predisposti dai Comuni dell’aggregazione, di cui Malonno fa parte. Anche alcuni dipendenti dell’ente sarebbero tra le persone coinvolte nell’operazione. In pratica le ditte compiacenti, tutte camune, venivano informate preventivamente della pubblicazione del bando di gara al fine di “saturare” con le loro offerte il numero dei concorrenti ammissibili alla procedura negoziale e ridurre al minimo i «ribassi» di offerta. Il metodo era semplice, poiché le aziende erano tutte d’accordo e costituivano una cordata che consentiva a una di loro di vincere la gara e poi lavorare tutti tramite subappalti. In un caso, essendo arrivata un’offerta anomala, i responsabili della procedura hanno consentito di modificare i preventivi precedentemente depositati. Secondo alcune indiscrezioni è emerso che quando si svolgevano le procedure di gara all’esterno della sala restavano una o più persone a fare da palo per avvertire dell’arrivo di rappresentanti di società non coinvolte nel raggiro.

Gli indagati destinatari dei provvedimenti, a vario titolo, realizzavano un profitto a spese della collettività: gli amministratori pubblici ottenevano denaro contante o commesse per i propri familiari, gli imprenditori appalti con cospicui margini di guadagno. L’importo degli appalti irregolarmente assegnati ammonta a circa 1 milione di euro. Lo scorso 28 novembre il sindaco di Malonno Stefano Gelmi, appreso di essere al centro dell’indagine, si era dimesso. Il 19 dicembre il Comune è stato commissariato.