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9 apr 2022

Brescia, medici nel mirino dopo la pandemia: un'aggressione ogni due giorni

I numeri parlano di ben 174 episodi certificati solo all’interno degli ospedali cittadini. La gratitudine verso i sanitari è stata già sostituita da rabbia e minacce

9 apr 2022
federica pacella
Cronaca
La maggior parte delle aggressioni fisiche o verbali avvengono in Pronto Soccorso
Medici nel mirino, aggressioni in Pronto Sococrso
La maggior parte delle aggressioni fisiche o verbali avvengono in Pronto Soccorso
Medici nel mirino, aggressioni in Pronto Sococrso

Brescia -  Altro che uscire migliori dalla pandemia di Covid. La gratitudine verso il personale sanitario è stata già sostituita da rabbia che troppo spesso si traduce in ingiurie, minacce fino a vera e propria violenza fisica, soprattutto se a indossare il camice bianco c’è una donna. L’Ordine dei Medici di Brescia ha provato a definire il fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari delle principali strutture ospedaliere cittadine, per capire se il disagio raccontato dai colleghi trovasse in effetti riscontro nelle denunce.

«Dal confronto con i risk manager di Spedali Civili, Poliambulanza e Gruppo San Donato è emerso che nel 2021 c’è stato un aumento di circa un terzo di minacce verso gli operatori sanitari rispetto al 2020", è la conclusione riportata da Tiziana Candusso, coordinatrice della Commissione pari opportunità dell’Ordine. I numeri parlano di ben 174 episodi certificati solo negli ospedali cittadini: di fatto, uno ogni due giorni, soprattutto in Pronto soccorso. Secondo quanto comunicato all’Ordine dalla risk manager di Fondazione Poliambulanza Carmela Di Ragno, sono state 31 le aggressioni subite dal personale tra le corsie dell’ospedale di via Bissolati: 7 fisiche, 24 ingiurie e minacce. Per il Gruppo San Donato, la risk manager Piera Antonelli ha conteggiato 25 aggressioni di cui 6 fisiche, 19 verbali. Al Civile, Enrico Comberti parla di 118 aggressioni, di cui 41 fisiche e 77 verbali; tra queste ultime, 59 sono state rivolte al personale medico da parenti, 18 da pazienti. Rispetto ai 75 casi del 2020, al Civile la crescita è stata di circa il 60%. "Come lo spieghiamo? Ci sono fattori socio culturali – spiega Candusso – ma c’è anche una componente legata al definanziamento del sistema sanitario, che implicano turni massacranti per chi è al lavoro. Inoltre ci sono carenze organizzative e di comunicazione".

Non è un caso , infatti, se la maggior parte delle aggressioni fisiche o verbali avvengono in Pronto Soccorso, dove le lunghe attese, spesso senza che ci sia un confronto tra chi è in attesa e gli operatori sanitari, alimentano la tensione. Significativo che le vittime sono per lo più donne, contro cui si scagliano pazienti e parenti: al Civile, il 60% delle aggressioni sono state rivolte alle lavoratrici. "L’aumento rispetto al 2020 è importante – sottolinea Candusso – ma il problema non è nuovo, perché anche prima del 2020 si registravano queste situazioni". Formazione su come prevenire il conflitto e tutela legale sono le due soluzioni approfondite in un convegno ad hoc organizzato dall’Ordine, per rispondere ad un problema che rischia di compromettere il lavoro degli operatori sanitari. Che siano fisiche o verbali, infatti, le aggressioni lasciano nel medico, nell’infermiere, negli operatori socio-assistenziali, un senso di disagio e malessere, che condiziona il loro operato.

 

 

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