2008-04-19
di ITALIA BRONTESI
— BRESCIA —
UNA LUNGA SCIA di delitti consumati in famiglia. L’ultimo solo alle 2 del mattino di ieri. Cristian Razza, 33 anni, aveva lasciato solo tre giorni fa la comunità di recupero per tossicodipendenti, ma non era uscito dal tunnel della droga. Aveva sniffato cocaina e bevuto alcol quando si è scagliato con in mano un coltello da cucina contro il padre Emilio, 68 anni, che lo aveva rimproverato perché teneva il volume della televisione troppo alto. Una famiglia, padre pensionato madre casalinga, 5 figli, con il peso della tensione e dei pessimi rapporti che correvano tra padre e figlio. Cristian viveva con i genitori e aveva invece un buon rapporto con la madre. Ma mamma Ivana non era a casa, si era fermata a dormire da un altro figlio a Sarezzo. L’ennesima lite violenta nell’appartamento di via Verdi al numero 42 a Gardone Valtrompia è finita in tragedia, il padre ucciso, il figlio, arrestato per omicidio volontario, ferito nella collutazione, è ricoverato all’ospedale Civile, guarirà in un paio di settimane.
È l’ennesimo delitto in famiglia in provincia di Brescia. Tensioni che scoppiano tra marito e moglie, tra genitori e figli. Un mese fa una moglie ha ferito col coltello il marito durante una lite. È finita invece in tragedia tre mesi fa, l’11 gennaio, in un appartamento di via Colombo a Brescia. Angelo Lazzaroni, 63 anni, da una decina in pensione, ha stretto le mani attorno al collo della moglie Margherita Gosio, 65 anni e l’ha uccisa. Una vita d’amore, poi qualche anno fa lei si è ammalata, vittima della depressione. Angelo la accudiva e non la lasciava mai. Ma ha cominciato ad ammalarsi anche lui e alla fine l’ha uccisa, senza poi sapere spiegare perché.

POCO PIÙ di un mese prima, il 2 dicembre a Gussago. La vittima è Evelina Conti, 47 anni, uccisa dal marito Angelo Andreis, 58 anni. Evelina, che aveva un lavoro di contabile in una ditta, era caduta in depressione. Il mattino la tragedia: lei voleva uscire di casa in pigiama, lui si è arrabbiato per la sua insistenza, l’ha presa al collo, ha stretto. Evelina Conti è morta strozzata. Il caso che ha fatto più clamore tra i delitti in famiglia quello di Hina Saleem la giovane pakistana uccisa l’11 agosto del 2006 a 20 anni dal padre Mohammed, Hina la ribelle che aveva deciso di vivere come le ragazze occidentali, aveva lasciato la casa di famiglia, aveva un fidanzato bresciano, portava la minigonna. Il padre è stato condannato a 30 anni di carcere. Omicidio premeditato, dice la sentenza della Corte d’assise, ha voluto punire la figlia ribelle che con il suo comportamento era uno scandalo per la famiglia ma anche per tutta la comunità pakistana. Mohammede Saleem sostiene che non è così, che ha litigato con la figlia, non ci ha visto più, non c’è stata premeditazione. Ha fatto ricorso in appello.