Il popolo leghista a Pontida
Il popolo leghista a Pontida

Pontida (Bergamo), 16 settembre 2019 - La data dovrebbe suggerire almeno una fievole eco ai più vecchi dei cuori leghisti che gremiscono il pratone di Pontida. Il 15 settembre 1996, a Venezia, nel corso di una manifestazione della Lega Nord, Umberto Bossi proclamò l’indipendenza della Repubblica Federale Padana e indisse un referendum per l’indipendenza dallo Stato italiano, che si tenne il 25 maggio 1997. Fino a gennaio 2018, quando lo tsunami Salvini cambiò pelle alla Lega.

Via la parola ‘Nord’ e spazio a ‘Salvini premier’. Sparita la figura del presidente federale (leggasi Bossi). Cassato il termine ‘Padania’. Segni dei tempi nuovi anche all’adunata della Lega edizione 2019. La grande scritta ‘Secessione’ è sparita dalla collina alle spalle del prato. La gens leghista accetta e sposa la svolta sovranista impressa da Salvini. Rimossi gli spiriti antimeridionalisti. Lega nazionale, ma sotto il segno delle autonomie. Tricolori accanto ai vessilli regionali. Lo esemplifica Adriano, bergamasco, che regge una bandiera della Trinacria e un vessillo con Alberto da Giussano. La t-shirt verdi tengono ancora botta, ne è comparsa una con la scritta ‘Elezioni subito’. Kilt ed elmi con le corna, retaggi del passato. Una bandiera che intima ‘Zitta Europa’ accarezza l’immagine della Sacra Famiglia che le sta accanto. È la Pontida dei record. Soddisfatti gli organizzatori che attendevano 70mila presenze. Traffico ingessato per 5 chilometri. Lega all’opposizione. Adirati. Smaniosi di rivincita quanto di elezioni. E il Capitano, non ha sbagliato né tempi né mosse? No corale del suo popolo. Ha aspettato anche troppo prima di affrancarsi dal governo.

Approdati dalle più diverse latitudini, i militanti sembrano cantare a una sola voce. Stand della Basilicata, Pina e Rocco, sposi fra un mese, lui segretario della sezione leghista di Policoro: «Matteo ha fatto bene, benissimo. Doveva farlo prima». «Inciucioni, traditori, telecomandati», lancia del palco Daniele Belotti, deputato bergamasco, storico organizzatore e presentatore dell’adunata. Ecco Alberto da Giussano nel saluto di Pierguido Vanalli, sindaco di Pontida: «Sconfisse il Barbarossa. Matteo da Milano sconfiggerà tutti i Barbarossa del governo». Una bandiera della Serenissima con un’asta tanto alta che pare un pennone. Diego Urbani (militanza dal 1992) e Silvano Lorenzoni (in Lega dal ‘97) arrivano da Sandrigo (Vicenza). «Salvini – analizza Silvano – ha agito bene passando la mano. Non poteva stare in un governo che andava avanti e va avanti a forza di inciuci. Gente che vorrebbe arrivare al 2022 per poi mettere al governo Prodi». Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, accende dal palco più di un cerino. Il nome di Conte provoca fischi, grida di «venduto» e «buffone» e anche un’isolata pernacchia. «Potevamo andare avanti con un premier che, come unico obiettivo, aveva fermare la Lega?». «Nooo», risponde la folla.

Grandi applausi ad Attilio Fontana e Luca Zaia, governatori di Lombardia e Veneto. Dice Fontana: «Quando vi raccontano che l’autonomia spacca il Paese, noi diciamo che spacca i maroni a chi non ha voglia di impegnarsi, a chi fa intrallazzi, a chi non vuole dare risposte». Non mancano momenti di tensione. L’aggressione a un videomaker di 'Repubblica', Antonio Nasso, da parte di un militante che colpisce con un pugno la telecamera. Insulti a Gad Lerner, che viene poi accompagnato dallo staff nel recinto riservato ai giornalisti.