Filippo Ganna e Kask, binomio olimpico
Filippo Ganna e Kask, binomio olimpico

Chiuduno (Bergamo) - "Ogni grande avventura parte da un’idea. Noi pensiamo a realizzarla. Creiamo e sviluppiamo caschi avanzati, che uniscono comfort, sicurezza e design: bellezza e prestazioni in un unico prodotto". Il biglietto da visita della Kask è nelle parole del direttore generale, Angelo Gotti. E nel palmares del ciclismo, dello sci e dell’equitazione. Simbolo e orgoglio del made in Italy, dalla progettazione alla produzione. Perché "poter controllare l’intera filiera di produzione in ogni sua fase di lavorazione è una condizione essenziale per offrire un prodotto di qualità che sappia realmente proteggere chi lo sceglie per fare sport, o per lavorare in quota", sottolinea Diego Zambon, general manager dell’azienda bergamasca che dal 2008 – l’anno in cui sono usciti i primi prodotti a marchio Kask – sino ad oggi è stata capace di passare da un fatturato di 4 milioni di euro ai 60 milioni che prevede di poter raggiungere quest’anno. Con un 30 per cento di crescita rispetto al 2020.

Annate d’oro , soprattutto con il ciclismo, da Filippo Ganna a Elia Viviani passando per l’intera Federazione ciclistica italiana, di cui Kask è sponsor da quattro anni, sia su strada sia su pista. Non a caso alle Olimpiadi di Tokyo c’erano 400 caschi arrivati direttamente dal sito produttivo bergamasco. Perché non si tratta di caschi qualunque. L’azienda infatti è alla continua ricerca della prestazione, non soltanto sportiva, ma anche sul fronte della sicurezza sul lavoro. "L’80% del fatturato in America è safety", precisa Diego Zambon. E del resto per il 95% la Kask esporta in Usa, Asia, Oceania ed Europa. In totale settanta Paesi nel mondo. Con la prospettiva di "crescere nel prodotto ciclismo sui mercati degli Usa e dei Paesi in lingua tedesca". Partendo da un materiale – il polistirolo – che "garantisce leggerezza, efficienza negli impatti e costi contenuti. Ma stiamo sviluppando altre tecnologie con l’obiettivo di garantire alte performance per quanto riguarda la temperatura e l’areazione".

Tenendo presente un fattore importamte : "Caschi e materiali cambiano da Paese a Paese; un prodotto che deve resistere ai 45 gradi dell’Australia sarà necessariamente diverso da un pezzo destinato ai -30 gradi del Nord". Per questo motivo è importante avere in casa una squadra dedicata alla ricerca e allo sviluppo. E presto ci sarà anche un laboratorio per i test. Troverà collocazione nella nuova sede che sorgerà a pochi chilometri dall’attuale, a Grumello. L’obiettivo è renderla operativa entro tre anni: 7mila metri quadrati di uffici per gli 80 dipendenti (a cui si aggiungono i 30 della sede Usa e i 5 dell’ufficio commerciale e logistica in Australia), 10mila metri di area logistica e altrettanti di parte industriale, dove accogliere le aziende del territorio che oggi lavorano all’esterno.