Yara e il suo presunto killer, Massimo Giuseppe Bossetti
Yara e il suo presunto killer, Massimo Giuseppe Bossetti

Bergamo, 13 maggio 2016 - "Ci spaccammo la testa" per capire le ragioni della scomparsa di Yara Gambirasio: lo ha ricordato il pm Letizia Ruggeri, cominciando la sua requisitoria nel processo a carico di Massimo Bossetti per l'omicidio della ginnasta tredicenne, parlando delle fasi iniziali dell'inchiesta. L'udienza è iniziata in mattinata con le parole del magistrato che con tutta probabilità, chiederà l'ergastolo per Bossetti, in carcere dal 16 giugno del 2014. E' la 39esima udienza del processo iniziato il 3 luglio di un anno fa. La decisione dei giudici potrebbe arrivare nel giro di un altro mese ancora. "Ipotizzammo di tutto, dallo scambio di persona al rapimento - ha detto il pm - e questo lo dico perchè fummo costretti ad andare a vedere il vissuto di questa ragazza. Emerse che era una ragazza normalissima, senza alcun segreto". Il pm ripercorrendo il lavoro compiuto ha parlato di "indagine che non ha avuto pari non solo nel nostro Paese, ma anche in tutti Paesi del mondo". Il rappresentante dell'accusa ha aggiunto che le indagini hanno interessato gli investigatori di tutti i livelli: dai reparti specializzati di carabinieri e polizia fino alle stazioni. "Sono stati fatti sforzi enormi - ha concluso -. Sono stati spesi dei soldi? Ne valeva la pena". 

"YARA MORTA DOPO LUNGA AGONIA" - Il pm nel corso dell'udienza ha delineato un ritratto della tredicenne (una ragazza normale, con un buon profilo scolastico, appassionata di ginnastica, con una famiglia solida) e ha poi ricostruito i fatti del pomeriggio del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa. Quel giorno Yara uscì di casa - ha ricordato il pm - per portare in palestra lo stereo. Il magistrato ha parlato degli ultimi segnali del cellulare della ragazzina, un telefonino che diventò "inesorabilmente muto" intorno alle 19.10. Drammatica la ricostruzione della fase delle ricerche, della denuncia di scomparsa e del ritrovamento del corpo di Yara, il 26 febbraio 2011 alle 15.30, in un campo di Chignolo d'Isola. La nota più tragica è stata quella relativa alle cause del decesso: Yara non è morta subito - ha spiegato il pm - c'è stata una lunga agonia. Secondo il pubblico ministero, la vittima si è resa conto dei colpi, ha provato paura e dolore, è stata abbandonata in un campo, ha vissuto una condizione di stress agonico, infatti la funzione cardiocircolatoria non è cessata di colpo ma in successione. 

"IL DNA NON E' UN INDIZIO MA UNA PROVA" - L'udienza si è poi concentrata sulle tracce genetiche rilevate sul corpo di Yara (come pietra di paragone è stato utilizzato il dna presente sullo spazzolino da denti della vittima), ricordando un momento importante nella vicenda cioè l'individuazione da parte dei Ris del profilo di Ignoto 1, sulla parte anteriore degli slip di Yara. Il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, nella sua requisitoria, ha sottolineato, citando sentenze della Cassazione, cone il Dna, il principale elemento a carico di Massimo Bossetti, non sia un indizio bensì una prova. Sempre a proposito del dna, il pm ha detto che il fatto che non si sia potuto stabilire con certezza se la traccia da cui fu estratto fosse sangue non "inficia il risultato identificativo". Il pm ha poi spiegato come si è giunti a Massimo Bossetti. "Siamo arrivati lavorando di dna a un soggetto nato nella zona, che svolgeva attività legate all'edilizia - ha spiegato -. Un uomo che non conoscevamo e che non era nell'elenco dei sospettati e il cui dna non era mai transitato nei laboratori". Ciò - ha sostenuto il pubblico ministero - sgombra il campo dall'ipotesi che si "sia voluto trovare a tutti i costi un colpevole". Il magistrato. ribadendo il lavoro scientifico fatto sul dna, ha spiegato che non c'è modo di mettere in crisi "un risultato ottenuto da un dna correttamente ricavato".

"BOSSETTI TENTO' LA FUGA" - Secondo Letizia Ruggeri, quando Massimo Bossetti fu fermato "tentò di fuggire dagli investigatori" mentre non ha riscontro il suo racconto del pomeriggio del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve. "Abbiamo riscontri di un suo tentativo di fuga sul cantiere - ha spiegato il pm - e questo viene raccontato da tre investigatori da prospettive diverse". Pertanto, per l'accusa, questo tentativo di fuga sarebbe "un comportamento sintomatico della consapevolezza che le forze dell'ordine erano lì per lui".

RISSA TRA CITTADINI IN CODA - Qualche parola di troppo, forse anche uno spintone, hanno causato una rissa tra cittadini in coda per assistere al processo Bossetti. Gli agenti della questura sono intervenuti immediatamente per calmare gli animi. Fin dalla mattinata tantissime persone si erano messe in coda per entrare in aula e ascoltare la requisitoria del pubblico ministero Letizia Ruggeri. Dopo la pausa pranzo si è formata una coda di fronte all'ingresso principale del tribunale di via Borfuro. La gente si è messa in coda aspettando un'ora prima di poter entrare. Forse è stata proprio l'attesa ad aver creato tensione.

RICHIESTA IL 18 MAGGIO - Il pm Letizia Ruggeri chiederà nella prossima udienza, il 18 maggio, la condanna di Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio. È probabile che, considerata la gravità delle accuse, il pm solleciti la condanna all'ergastolo.

(ha collaborato Gabriele Moroni)