Alessandra Cornago con   Denis Zeni
Alessandra Cornago con Denis Zeni

Villa d'Almè (Bergamo), 25 gennaio 2018 - Il colpo di pistola, partito all’improvviso dall’arma che impugnava il fidanzato, Denis Zeni (denunciato a piede libero per omicidio colposo) ha attraversato la testa di Alessandra Cornago ed è uscito dalla parte opposta. Un colpo solo, dal basso verso l’alto, sparato da non più di un metro di distanza, tra le sopracciglia, non a bruciapelo: sulla fronte non sono state trovate bruciature. Rintracciate tracce di ematomi cerebrali, ma successivi allo sparo. Alessandra, in pratica, non dovrebbe essersi accorta di nulla. È quanto emerso dall’autopsia effettuata  alla camera mortuaria dall’anatomopatologo incaricato dal pm Maria Cristina Rota che si è occupata del caso. L’esame ha confermato la tragica fatalità, un ulteriore sigillo su quanto era già emerso sin dai primi momenti.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti sui cellulari dei fidanzati e sul computer che stavano utilizzando, al vaglio degli investigatori, convinti comunque che i due avessero una relazione felice. Quella fine assurda ha sconvolto brutalmente la storia d’amore tra due ventunenni. Lei Alessandra, di Ponteranica, studentessa universitaria (frequentava il corso di lingue straniere alla Cattolica di Milano), lui Denis, di Villa d’Almè, ex guardia giurata (aveva lavorato alla Fidelitas) e da sei mesi magazziniere. Stavano assieme da un paio di anni. La sera della tragedia, mercoledì 17 gennaio. Erano le 19.30. In casa in via Dei Mille c’era la mamma di Denis, in cucina a preparare la cena. Il papà Louis, ex brigadiere dei carabinieri in pensione, era fuori a fumare. I due giovani erano nella camera di Denis. Stavano programmando una vacanza a Roma per Pasqua e per questo cercavano una smart box, acquistata da poco, che avrebbero utilizzato per fare il viaggio nella capitale. Denis si è ricordato che probabilmente era nella piccola cassaforte in camera, in cui aveva anche la sua pistola Glock, detenuta regolarmente, dopo i sei mesi alla Fidelitas. L’ha aperta e ha tolto la pistola - ha spiegato al pm - dandola ad Alessandra, che l’ha impugnata per la canna, tenendola lontana dal corpo. La fidanzata gliel’ha poi restituita e quando lui l’ha ripresa, per il manico, è partito il colpo.

Alessandra è caduta a terra, il fidanzato l’ha presa tra le sue ginocchia per salvarla. Ma quando sono arrivati i sanitari per la ragazza non c’era più nulla da fare. Venerdì l’ultimo atto con i funerali di Alessandra in programma alle 15 alla parrocchia di Ponteranica Alta.