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28 feb 2022

Treviglio, muore in auto infilzato dal guard-rail: la famiglia chiede maxi risarcimento

Oltre un milione e mezzo la richiesta al Comune di papà e fratello di Stefano Iacobone

28 feb 2022
francesco donadoni
Cronaca
L’auto distrutta nell’incidente costato la vita a Stefano Iacobone (nel tondo)
L’auto distrutta nell’incidente costato la vita a Stefano Iacobone (nel tondo)
L’auto distrutta nell’incidente costato la vita a Stefano Iacobone (nel tondo)
L’auto distrutta nell’incidente costato la vita a Stefano Iacobone (nel tondo)

Treviglio (Bergamo) - La richiesta di risarcimento arrivata al Comune di Treviglio è di oltre un milione e mezzo. E’ quanto chiesto dalla famiglia di Stefano Iacobone, il 31enne morto in un incidente il 22 marzo del 2019 in via Bergamo, a Treviglio. A darne notizia “Il Giornale di Treviglio“. Milanese di Cornaredo, era arrivato nella città della Bassa oltre 12 anni fa spinto dalla grande passione per il nuoto. Secondo i rilievi, a causare la morte del giovane bagnino della piscina “Quadri“ era stato il guardrail non a norma. Quella notte, erano da poco passate le 2, Stefano era di ritorno da Bergamo dal ristorante dove lavorava la sera, quando ebbe un colpo di sonno. L’auto invase la corsia opposta e si schiantò contro un guardrail all’altezza della rotatoria di via da Verrazzano (che all’epoca era in costruzione). Il guardrail trafisse l’abitacolo e il 31enne morì sul colpo. I famigliari, anche sulla base dei rilievi della Polstrada, ebbero dei dubbi sul fatto che quel guardrail fosse a norma. Sospetti che hanno trovato conferma nella relazione tecnica del consulente del pm, secondo la quale "il nesso causale tra la violazione della norma e la morte appare evidente".

Secondo il tecnico della Procura, "avrebbe dovuto essere impiegato un materiale diverso, adatto ad assorbire l’energia di eventuali incidenti senza causare quello che tecnicamente viene definito “effetto lancia“", e che per Iacobone è stato fatale. Nel marzo del 2021 il pm ha richiesto il rinvio a giudizio di Juri Imeri, in qualità di sindaco di Treviglio e di committente dei lavori alla rotatoria; per Alberto Bani, responsabile del procedimento e della sicurezza in fase di progettazione, e di progettista-direttore dei lavori per la rotatoria; e per Pierluigi Assolari (ora non più dipendente del Comune), in qualità di verificatore del progetto definitivo-esecutivo. La prima udienza si è tenuta lo scorso 22 gennaio, ma il processo è stato rinviato a maggio. Parallelamente procede la causa civile intrapresa dal padre Antonio e dal fratello Davide (la madre Valeria è nel frattempo deceduta) rappresentati dall’avvocato Giovanni Lipiani di Milano. In data 6 gennaio 2022 è stata notificata al Comune di Treviglio la richiesta di risarcimento per 1.579.750,77 euro. Una richiesta ingente per cui l’Amministrazione comunale ha deciso di resistere in giudizio perché, si legge nella delibera di Giunta approvata nelle scorse settimane, "la pretesa azionata dagli attori appare infondata in fatto e diritto". Vista la complessità del contenzioso, l’Amministrazione guidata dal sindaco Jmeri ha deciso di incaricare per la difesa l’avvocato Carlo Orlandi del foro di Milano, ritenuto un esperto in materia, che verrà affiancato da Katiuscia Bugatti.

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