Uno degli smottamenti che ha creato maggiori problemi di isolamento
Uno degli smottamenti che ha creato maggiori problemi di isolamento

Bergamo, 21 novembre 2019 - L’ultimo smottamento pochi giorni fa, a Val Brembilla, dove una frana ha fatto scivolare a valle una grossa porzione di strada, lasciando isolate per diverse ore cinque famiglie. Un episodio senza gravi conseguenze, per fortuna, ma che ha costretto il Comune a correre ai ripari e far subito partire i lavori di bonifica per rimuovere 100/150 metri cubi di terriccio. Un imprevisto da 120 mila euro, in gran parte messi a disposizione da Regione Lombardia e dal Bim.

Ovviamente sono una piccola, piccolissima parte dei fondi stanziati per combattere il dissesto idrogeologico, in un territorio come quello bergamasco spesso esposto a questo genere di fenomeni. Lo certificano i numeri dell’ultimo rapporto Ispra. Attraverso un breve ripasso, si apprende che sono 385,2 i chilometri quadrati (sui 2.746 del totale della provincia) considerati a rischio frane: 244,9 a rischio molto elevato, 91,4 elevato e 48,9 medio. Trentasei i comuni maggiormente esposti, per un totale di 4.075 famiglie interessate (pari allo 0,9 per cento). Non solo: a forte rischio, sempre secondo i dati dell’Ispra, vi sono anche 4.162 edifici, 802 aziende e 67 beni culturali.

L’Ispra, un paio di anni fa, aveva piazzato la Bergamasca al secondo posto in Lombardia per la presenza di costruzioni in aree a pericolosità frane media (19,25%). Sempre restando in tema, c’è il discorso relativo all’indice di vulnerabilità delle strade provinciali, calcolato in base al numero delle frane in proporzione ai chilometri. L’indice bergamasco è dello 0,96%, il più alto in Lombardia, seguito dallo 0,93% di Brescia, lo 0,55% di Sondrio, lo 0,52% di Como, lo 0,48% di Lecco e lo 0,16% di Pavia.  Dalla terra che frana al pericolo dell’acqua che esonda. Al momento non sembrano esserci situazioni di emergenza, ma l’allerta resta comunque alta.

Il rischio di alluvioni riguarda 256,6 chilometri quadrati della provincia: 111,3 dei quali considerati a rischio elevato. Comprendono 9.505 famiglie (il 2,1 per cento del totale), ma anche 4.660 edifici, 2.288 imprese e 124 beni culturali. Parte del rischio idraulico è imputabile alla complessità del reticolo idrografico provinciale. Il territorio orobico è infatti solcato da numerosi torrenti montani e da cinque fiumi principali (Adda, Brembo, Serio, Oglio e Cherio) e ospita due laghi naturali (Iseo ed Endine) a cui si aggiungono alcuni laghi artificiali.  Nelle aree planiziali, inoltre, il territorio è stato modellato per facilitare l’attività agricola, realizzando canali, rogge e derivazioni alimentati dall’acqua delle risorgive naturali o dei fiumi.

«Il dissesto idrogeologico – spiega l’Ispra – costituisce un tema di particolare rilevanza per l’Italia a causa degli impatti sulla popolazione, sulle infrastrutture lineari di comunicazione e sul tessuto economico e produttivo. Il forte incremento delle aree urbanizzate, spesso in assenza di una corretta pianificazione territoriale, ha portato a un considerevole aumento degli elementi esposti a frane e alluvioni e quindi del rischio». Senza contare l’abbandono delle aree rurali montane e collinari, che ha determinato un mancato presidio e manutenzione del territorio. E i cambiamenti climatici: piogge abbondanti e concentrate in pochi giorni rischiano di gravare su aree già vulnerabili.