Una telecamera nascosta
Una telecamera nascosta

Bergamo, 14 dicembre 2016 - Una carriera al contrario, da maresciallo capo a militare semplice, per una serie di riprese video illecite e moralmente discutibili. Protagonista della vicenda un ex sottufficiale dell’Arma di 45 anni, in servizio all’epoca dei fatti contestati in una stazione dei carabinieri dell’Isola Bergamasca. Nel settembre del 2014 il militare aveva installato nel bagno della caserma un dispositivo usb con videocamera. Controllandone su computer il contenuto, con stupore una collega aveva scoperto che all’interno erano salvati sette video, due dei quali riprendevano proprio la sua doccia, senza però contenere immagini della donna.

Una rapida inchiesta interna aveva attribuito all’allora maresciallo la paternità del dispositivo. Immediata la denuncia. E ieri la condanna a 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per aver tentato illecitamente di interferire nella vita altrui e al pagamento di una provvisionale di 5mila euro a favore della collega, parte civile al processo. Il militare è stato invece assolto per un altro episodio simile, avvenuto però nel bagno di un ristorante, in quanto la vittima in questo caso ha ritirato la querela. Sempre consultando i filmati sul computer, infatti, la carabiniera aveva scoperto altri quattro video che riprendevano una donna nel bagno di un locale pubblico.

Il sottufficiale era stato prima sospeso (dicembre 2014) per quattro mesi dal Comando interregionale. La Direzione generale dell’Arma, il 6 maggio 2015, con effetto retroattivo dal 7 novembre 2014, lo aveva poi degradato a militare semplice descrivendo la registrazione dell’immagine della collega come «contraria ai principi di moralità e di rettitudine che devono improntare l’agire di un carabiniere, ai doveri attinenti al giuramento prestato e a quelli di correttezza ed esemplarità propri dello status di militare e appartenente all’Arma dei carabinieri, nonché lesiva del prestigio dell’Istituzione».

L’ormai ex sottufficiale, nel luglio del 2015, aveva fatto ricorso contro questa decisione. I suoi gesti, aveva argomentato, erano stati dettati da un «forte stress psicologico», tale da portarlo poi a chiedere «l’assistenza del Servizio psicologico di Milano e ho pertanto compreso la gravità del gesto commesso». Il Tar di Brescia, nel febbraio 2016, aveva però dato torto al sottufficiale in particolare evidenziando che il fatto è «grave e in contrasto col giuramento militare» e provoca grave danno per l’immagine dell’Istituzione. Oltretutto il dovere avrebbe imposto al militare, nel momento in cui aveva riconosciuto di essere sotto stress (che i giudici, peraltro, non avevano rilevato in grado così elevato), di rivolgersi a uno psicologo immediatamente. Alla fine il militare è stato espulso dall’Arma.