Simone Moro e Tamara Lunger
Simone Moro e Tamara Lunger

Bergamo, 19 gennaio 2020 - "Tutto è bene quel che finisce bene". E' così che inizia il post dell'alpinista bergamasco Simone Moro, pubblicato nel pomeriggio di oggi. Lo sportivo 52enne ha avuto un incidente insieme all’altoatesina Tamara Lunger, già compagna di varie spedizioni, durante una grande impresa, iniziata a metà dicembre: la salita del Gasherbrum I e il concatenamento con il Gasherbrum II, nella catena montuosa del Karakoram, nell’Himalaya.

Moro racconta: "Senza stare a girare troppo attorno al concetto, ieri siamo arrivati veramente a un soffio da un epilogo tragico e funesto sia per me che per Tamara. Eravamo intenzionati a passare due notti sulla montagna, raggiungere campo 1, dormire lì e il giorno dopo dirigerci verso campo 2. Eravamo finalmente fuori dalla cascata di ghiaccio, avevamo superato anche l’ultimo grosso crepaccio e procedevamo sul plateau sommitale. Sempre legati perché sapevamo che i crepacci erano sempre in agguato e antenne sempre dritte ma il morale alto e la soddisfazione di aver superato tutto Il labirinto di ghiaccio grande. Ma la giornata non era finita e quello che ci aspettava terribile".

E prosegue: "Approcciando un crepaccio mi sono messo come sempre in posizione per assicurare Tamara che per prima lo ha attraversato e si è poi portata in zona di sicurezza, 20 metri oltre il crepaccio. Poi è venuto il mio turno e dopo una frazione di secondo, mi si è aperta una voragine sotto i piedi e sono precipitato. Tamara ha subìto uno strappo tanto violento che è letteralmente volata fino al bordo del crepaccio e io in caduta libera a testa in giù per 20 metri sbattendo schiena gambe e glutei sulle lame di ghiaccio sospese nel budello senza fine in cui continuavo a scendere. Largo non più di 50 cm, tutto buio".

L'alpinista continua: "Sopra Tamara aveva la corda avvolta intorno alla mano e gliela stringeva come una morsa e le provocava dolori lancinanti e insensibilità. Io ero al buio e lei lentamente scivolava sul ciglio del crepaccio. Il tutto complicato dal fatto che lei aveva le racchette da neve ai piedi. Sono riuscito con una mano a mettere un primissimo precario ancoraggio e, pur sentendomi lentamente scendere verso l’abisso ho avuto la lucidità di prendere la vite da ghiaccio che avevo all’imbrago e fissarla nella parete liscia e dura del crepaccio. Quella vite ha fermato lo scivolamento mio e la probabile caduta nel crepaccio di Tamara. Da lì, senza entrare nei dettagli, ci siamo inventati il modo di uscire. Quasi due ore dopo. Contorsionismi e mille sforzi mi hanno permesso al buio e schiacciato tra due pareti larghe 50 cm di risalire in piolet traction tutto il crepaccio".

Moro e Tamara ce l'hanno fatta. "Tremolante e con mille contusioni ho abbracciato Tamara che piangeva anche dal dolore alla mano - ha conluso l'alpinista -. Mentre salivo era riuscita ad organizzare una bella sosta di recupero e ad assicurarmi mentre scalavo i 20 interminabili metri di ghiaccio liscio. Siamo scesi al campo base che, già allertato e rassicurato via radio". Oggi Moro ha organizzato l’evacuazione di trasportata con richiesta di accertamenti medici per entrambi: "I dolori sono più forti e la mano di Tamara parzialmente insensibile e non utilizzabile".

Numerosi i commenti sotto il post del bergamasco. Tutti si sono molto spaventati, ma anche complimentati con la fermazze utilizzata dai due sportivi: La fortuna nella vita serve sempre ma saper superare i momenti difficili è segno di grande forza", "Da brividi leggere queste parole... Simone e Tamara, due grandissimi atleti non so quanti si sarebbero salvati la pelle.. ", "Grandi uomini sanno anche quando fare un passo indietro. Credo che questo sia uno di quei momenti".