Massimo Bossetti
Massimo Bossetti

Mapello (Bergamo), 5 luglio 2017 - "La sentenza di condanna a Bossetti dovrebbe essere riscritta". Parole di Claudio Salvagni, uno dei legali di Massimo Giuseppe Bossetti, ai microfoni di una radio locale dopo la prima udienza del processo di appello. "Che Bossetti fosse adirato lo posso comprendere - ha detto l'avvocato -. Sono state ribadite infinite volte questioni già superate dalla sentenza. È stata nuovamente portata avanti la questione dei furgoni che la sentenza di primo grado ha praticamente smentito. È normale che l'imputato si arrabbi dato che non può disquisire del Dna".

La difesa di Bossetti, dopo la condanna all'ergastolo arrivata in primo grado, adesso punta su una foto satellitare del campo in cui è stato rivenuto il corpo di Yara Gambirasio un mese prima del suo ritrovamento. "Che la procura giochi un po' a nascondino - ha aggiunto Salvagni - risulta fuori discussione. Andrebbe chiesto a lei come mai non ci ha messo a disposizione tutti gli atti. Non è un derby, il pm deve trovare, insieme agli avvocati difensori, le verità processuali. Per noi è importantissima questa foto. Abbiamo sdoganato il processo penale 2.0. Abbiamo avuto la vicinanza di centinaia di persone che si sono interessate al caso. Ognuna a modo loro ha cercato di aiutarci. Gianluca Neri è riuscito ad entrare in possesso di questa foto che merita la massima attenzione va letta congiuntamente alleinformazione di Peter Gill, il padre della genetica forense. Lui ci ha detto che prima di affrontare qualsiasi argomento sul Dna bisogna valutare che quella traccia, di quella purezza, non può resistere all'aperto per più di cinque o sei settimane. Abbiamo quindi unito la testimonianza a questa fotografia. Le due cose insieme ci fanno riflettere. Se quel corpo è arrivato lì poco prima del ritrovamento, invece che tre mesi prima come sostiene la sentenza di primo grado, direi che cambia completamente la storia. La sentenza sarebbe da riscrivere".