Pontida (Bergamo), 22 aprile 2017 - Sono arrivati un po’ da ovunque questi ‘terroni uniti’ che ieri hanno invaso il sacro pratone verde, concesso dalle Ferrovie dello Stato, fino a ieri feudo del ‘celodurismo’ leghista. Dove Umberto Bossi faceva giurare i suoi in nome della Padania. C’è chi ha raggiunto Pontida, 3mila abitanti, luogo simbolo di fedeltà al Carroccio, in treno, chi in auto, altri in pullman. Gli organizzatori della manifestazione dell’orgoglio meridionale hanno parlato di 4/5mila persone, per ribadire che «noi qui siamo anti razzisti – come ha commentato uno dei leader del centro sociale Insurgencia, Egidio Giordano – . Abbiamo dimostrato che città simbolo del razzismo non esistono: siamo convinti che l’accoglienza, la solidarietà devono avere cittadinanza dappertutto, soprattutto dove governa la Lega». Ma che accoglienza hanno trovato questi ‘invasori’ meridionali? Pontida era blindata dalle forze dell’ordine. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale sparsi nei punti nevralgici del paese che il sindaco, Luigi Carozzi, con un’ordinanza, aveva praticamente ‘oscurato’.

PONTIDA_OBJ_FOTO_16_22187380Anche se non tutti gli abitanti l’hanno condivisa questa decisione. Saracinesche dei negozi e dei bar abbassate, scuole chiuse, idem la piazzola ecologica, persino il cimitero era sbarrato ai fedeli. Insomma, un paese fantasma che non ha voluto prestare il fianco a questo evento. Tutto chiuso, ma gli organizzatori hanno allestito i gazebo dove vendevano cibo e bibite: acqua a 50 centesimi, birra a 1,50 euro e panini a 2 euro. È stato un bergamasco dal palco a dare il via ufficialmente al «Festival Antirazzista, Migrante e Terrone» come reazione alla visita a Napoli del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Dal palco Egidio Giordano, del coordinamento Dema, ha spiegato che «a Napoli ce l’abbiamo messa tutta per non far parlare Salvini, perché il razzismo non ha cittadinanza da nessuna parte».

Da Napoli sono arrivati tre consiglieri comunali: Rosario Andreozzi, Pietro Rinaldi e Eleonora Di Majo, mentre de Magistris ha ha invitato sui social i ‘terroni’ a unirsi da Lampedusa a Pontida. E già si pensa al bis. Critiche sono arrivate alla manifestazione organizzata a Verona dalla Lega per il 25 aprile sulla legittima difesa. Dal palco Marta, arrivata da Venezia, ha festeggiato, tra gli applausi, il fatto che «quella scritta indecente, Padroni a casa nostra, non c’è più». È stata infatti cancellata anche se sarà rimessa domani, come ha spiegato su Facebook il segretario provinciale della Lega Nord, Daniele Belotti. «L’abbiamo cancellata noi – ha scritto –. Non vogliamo concedere l’opportunità di imbrattarla». A ruba le t-shirt con scritto ‘odio i razzisti’, vendute a 5 euro.

«Questo concerto è una bella iniziativa, l’importante è che non ci siano danni. Soprattutto – dice uno dei partecipanti – ci tengo a dire che Pontida non è proprietà di nessuno, nemmeno della Lega, noi il caffè ce lo possiamo fare a casa, purtroppo chi arriva oggi non potrà prenderlo in uno dei nostri bar perché il sindaco ha voluto chiuderli». Al concerto si affaccia anche Luigi, ragioniere di 60 anni, a Pontida da una vita. «Il sindaco ha sbagliato a blindare la città». Poi c’è Paolo che coltiva l’orto sempre a ridosso dell’area del concerto, che con una visione pratica dice: «Sono soldi sprecati, sia quelli investiti in questo concerto che quelli spesi per gli appuntamenti leghisti. Destinassero i fondi a chi ne ha bisogno». Sul palco, tra gli altri, Eugenio Bennato, i 99 Posse, Tonino Carotone.