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23 gen 2020

Omicidio di Seriate: venti minuti di lite finiti con un urlo di donna

Delitto Del Gaudio, in aula le due testimoni chiave: "La voce maschile che abbiamo udito era minacciosa ed era quella di Antonio Tizzani"

francesco donadoni
Un’immagine di Antonio Tizzani con la moglie Gianna Del Gaudio
Antonio Tizzani e Gianna Del Gaudio

Bergamo, 23 gennaio 2020 - La sera dell’omicidio della professoressa Gianna Del Gaudio, avvenuto la notte tra il 26 e il 27 agosto del 2016, a Seriate, dove abitava con il marito, Antonio Tizzani, 71anni, ex ferroviere e unico indagato (lui si è sempre proclamato innocente e ieri non era in aula), loro, due amiche di 24 anni, sono in auto, in una Toyota Aygo. Trascorrono il sabato sera assieme. Fa caldo, un caldo torrido, soffocante. Non si riesce a dormire. I finestrini dell’auto sono abbassati. Hanno parcheggiato in via Lombardia, vicino alla piazzetta Madonna delle Nevi, a Seriate. Manca poco a mezzanotte (23.52).
Mentre chiacchierano e finiscono di mangiare un kebab, all’improvviso sentono "un acceso litigio tra un uomo e una donna, che dura una ventina di minuti". Le grida, che irrompono nel silenzio assordante, provenivano, dalla loro ricostruzione, dalla “Nave“, la zona della villetta teatro del delitto. Urla violente. "I toni del litigio erano pesanti", hanno raccontato un aula. "La voce maschile era rabbiosa, roca, e si sentivano frasi minacciose". Infine, dopo un momento di silenzio, "l’urlo straziante, agghiacciante, di donna".

Quelle urla mettono in apprensione le due ragazze che decidono di spostarsi da un parcheggio a un altro. Scendono per andare a vedere cosa fosse successo. Incontrano un carabiniere, a cui raccontano quello che avevano udito. Intanto in piazzetta è un via vai di sirene, di ambulanze e pattuglie dei carabinieri. Le due amiche vengono accompagnate in caserma. E in caserma hanno sentito "la stessa voce maschile udita durante quel diverbio. Proveniva dalla stanza accanto". Dentro c’era Tizzani e i militari lo stavano interrogando, ma le due ragazze non lo sapevano. Il loro racconto, davanti alla Corte presieduta da Giovanni Petillo, è stato minuzioso. Incalzate dalle domande del pm, Laura Cocucci, e da quelle del difensore dell’indagato, avvocato Giovanna Agnelli, le due amiche, pur con qualche non ricordo, hanno ripercorso quella terribile sera. "L’orario lo ricordiamo bene perché abbiamo guardato il cruscotto dell’auto quando abbiamo sentito le urla. Quelle maschili erano molto forti, rabbiose, con parolacce. La voce di donna era più flebile. E piangeva. Ci siamo spaventate e preoccupate. Volevamo chiamare le forze dell’ordine".

Oltre alle due ragazze, ieri mattina sono stati sentiti anche i vicini di casa dei coniugi Tizzani. In tutto 17 persone. In aula sono stati ricostruiti quei tragici momenti, che possono essere divisi in due fasi: la prima, tra mezzanotte e mezzanotte e mezza, quando si sentono le urla udite dalle due ragazze e da una vicina di casa. Sono la voce potente e rabbiosa di un uomo che urla e quella più flebile di una donna che sembra subire. Come ha raccontato la signora che abita in via Monte Campione. Il suo appartamento, al quarto piano, è di fronte a casa Tizzani. "Sono sicura di aver sentito una voce femminile e mi sono preoccupata perché mia figlia non era ancora rientrata a casa. Quell’urlo mi ha spaventato". Stesso racconto fatto anche da un’altra donna ucraina, che vive in zona: anche lei ha raccontato di aver sentito quella notte un litigio tra un uomo e una donna. La seconda fase, invece, avviene qualche minuto dopo: verso un quarto all’una vengono udite, questa volta anche da numerosi altri vicini, urla, uno agghiacciante di disperazione di un uomo, riconducibile all’imputato, e l’urlo agghiacciante di una donna, che potrebbe essere la moglie del figlio dell’ex ferroviere. Nella ricostruzione potrebbe essere il momento in cui viene scoperto il cadavere della professoressa.

 

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