Gianna Del Gaudio ritratta con il marito Antonio Tizzani:   una  coppia  che solo  in apparenza  sarebbe stata felice
Gianna Del Gaudio ritratta con il marito Antonio Tizzani: una coppia che solo in apparenza sarebbe stata felice

Seriate, 21 settembre 2016 - È arrivato in Procura alle 14,45 ed è uscito circa tre quarti d’ora dopo. «Se mi manca mia moglie? Certo che mi manca. E tanto», le sue uniche parole all’uscita. Antonio Tizzani, il marito di Gianna Del Gaudio, l’ex insegnante uccisa nella notte tra il 26 e il 27 agosto nella sua villetta di Seriate, nella Bergamasca, è stato convocato ieri dal pm Laura Cocucci per essere interrogato. Ma l’uomo, al momento l’unico indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Si tratta di una strategia difensiva», ha precisato l’avvocato Giovanna Agnelli.

L’interrogatorio non ha chiarito i tanti misteri dell’omicidio dell’ex professoressa. A cominciare da quell’uomo misterioso, con in testa il cappuccio di una felpa, che nella villetta di Seriate fruga nella borsa di Gianna del Gaudio, a terra morta, come raccontato dal marito della vittima, ex capostazione in pensione. Non si trova neppure l’arma del delitto, probabilmente un coltello, con il quale l’assassino ha quasi decapitato l’ex insegnante. Ad alimentare il giallo, poi, il fatto che Gianna Del Gaudio, al momento dell’aggressione, non abbia chiesto aiuto.

Gli inquirenti, fin dalla scoperta del cadavere, hanno incalzato l’ex ferroviere: perché, anziché fuggire, dopo aver ucciso un ladro fruga nell’abitazione con il rischio di essere scoperto? Successivamente lo stesso Tizzani ha fatto altre ipotesi: si è interrogato su chi potesse avercela con la moglie o con lui al punto da compiere un gesto così brutale. Gli inquirenti sono in attesa delle analisi del Ris di Parma sui numerosi coltelli sequestrati dagli investigatori e su alcune macchie di sangue rinvenute sul cancello della villetta e lungo il viale dove Tizzani sostiene di aver visto fuggire l’uomo con il cappuccio. Si tratta dell’arma che ha gocciolato? L’obiettivo degli specialisti del Ris è di verificare se dentro quel sangue risulta mischiata l’impronta biologica di qualcun altro. Gli esperti sono al lavoro anche sui telefoni e i computer (che utilizzava soprattutto l’indagato), in cerca di una pista.

Un altro aspetto da chiarire è quello riferito da una vicina di casa, alla quale si sono aggiunti altri testimoni, che ha detto di aver visto Gianna al cellulare molto agitata. Concorda nel riferire che era venerdì 26 agosto, 13 ore prima del delitto. Con chi parlava?, si chiedono gli inquirenti. Dal suo cellulare non risulta alcuna chiamata, idem da quello del marito. Aveva un secondo telefono? Oppure ha usato internet senza lasciare tracce? Il medico legale sostiene che sul cadavere non ci sono segni di lotta. Un taglio solo, netto. Sferrato senza impeto, ma con premeditazione. Perché tanta ferocia