Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani
Gianna Del Gaudio e il marito Antonio Tizzani

Seriate (bergamo), 3 novembre 2018 - «Io sono tranquillo con la coscienza, tranquillo come può esserlo uno che sa di non aver commesso nulla. Non ho fatto del male a Gianna. Ieri (giovedì, ndr) ho passato tutto il giorno al cimitero, a pregare sulla sua tomba. Quella sera ho visto una persona con la felpa che scappava da casa. Non c’è stata nessuna lite con mia moglie. Tra noi ci sono stati screzi come è normale in una coppia». La voce di Antonio Tizzani è decisa. Per la Procura è l’unico indagato per l’omicidio della moglie, la professoressa Gianna Del Gaudio, 63 anni, uccisa con un taglio netto alla gola, la notte tra il 26 e il 27 agosto del 2016. Teatro del delitto, la villetta a Seriate.

A distanza di due anni, la Procura ha chiuso le indagini contestando a Tizzani, 70 anni, i reati di omicidio e maltrattamenti (avvenuti dal 2007 al 2016). La versione dell’incappucciato non ha mai convinto gli investigatori. Secondo la Procura, il delitto sarebbe maturato nell’ambito familiare abbastanza complesso, di continue vessazioni psicologiche che la vittima doveva subire. Insulti e umiliazioni che spesso sfociavano in litigi. A questo riguardo, sono stati raccolti certificati, testimonianze, confidenze che parlano di lividi sulle braccia che spesso Gianna era costretta a coprire e per questo non poteva andare a scuola.

Quella sera, nella villetta di via Madonna delle Nevi, c’era stata una cena a cui avevano partecipato uno dei figli e la sua nuova fidanzata. Poi sarebbe avvenuta la lite. Dei testimoni, ritenuti attendibili, hanno riferito di aver sentito urla di voce maschile, poi una voce femminile flebile. Trascorsa una quindicina di minuti, avrebbero udito di nuovo la stessa voce maschile che gridava ancora. In quel periodo di silenzio sarebbe avvenuto il delitto. Durante l’indagine gli investigatori hanno raccolto intercettazioni telefoniche. E in una di queste si sentirebbe Tizzani mentre dice «Gianna che ti ho fatto». Poi solo il rumore di una radio.

L’arma usata sarebbe il cutter trovato alcuni giorni dopo in una siepe a 600 metri di distanza da casa Tizzani. Su una parte dell’impugnatura è stato trovato dna dell’indagato, mentre all’interno del sacchetto di mozzarelle, con guanti di lattice, due dna diversi. Quello sui guanti è stato confrontato con l’aplotipo Y maschile trovato sotto le unghie e sulla guancia della dirigente d’azienda Daniela Roveri, uccisa il 20 dicembre 2016 nell’ingresso di casa a Colognola, con una coltellata alla gola, la cui compatibilità è difficilmente valutabile. Nella sottoveste insanguinata che la Del Gaudio vestiva quella sera, sono state trovate solo sue tracce genetiche. Gli esami sono stati fatti dai Ris di Parma, affiancati dal genetista forense Giorgio Portera, consulente della difesa.

«Devo fare i complimenti ai carabinieri per il lavoro svolto – ha commentato il procuratore capo Walter Mapelli –. Un lavoro certosino e laborioso, considerato che a un certo punto si è dovuto rifare le indagini due volte, vista la concomitanza dell’omicidio della Roveri».

Il difensore dell’ex capostazione, avvocato Giovanna Agnelli, potrà decidere se presentare entro venti giorni una memoria difensiva, oppure chiedere che il suo assistito sia interrogato dal pm Laura Cocucci, che sin dall’inizio si è occupata del caso. Trascorso il termine, il pm deciderà se rinviare a giudizio Tizzani.