Seriate, 3 settembre 2016 - Rompe il silenzio: ed è più che uno sfogo. Per la prima volta Antonio Tizzani, 68 anni, unico indagato a piede libero, parla di quella maledetta sera in cui sua moglie Gianna Del Gaudio, 63 anni, ex insegnante, è stata brutalmente ammazzata nella loro villetta di piazzetta Madonna della Neve, a Seriate. Rompe il silenzio nel giorno in cui è stata allestita la camera ardente (i funerali si svolgeranno lunedì alle 15 nella parrocchia di Seriate).

«Io sono sereno. Dormo tranquillo perchè ho fiducia nella giustizia. Questa fiducia mi viene da lontano, mio suocero e mio padre erano poliziotti, quindi so come vanno le cose. Ma ripeto, sono sereno e non ho nulla di che temere. Mi auguro che presto prendano chi ha ridotto la mia Gianna in quel modo». Gli basta pronunciare il nome della moglie che gli occhi di Antonio Tizzani diventano rossi: scappa anche una lacrima. Lo sorregge il figlio primogenito Paolo, che da quella sera lo ospita a casa sua, a una ventina di metri dalla villetta teatro dell’efferato omicidio. E fa una sua ricostruzione di quella sera. «Era venerdì 26, patrono S.Alessandro, da noi a cena c’era mio figlio Mario (il secodogenito che abita in via Lombardia a Seriate e lavora a MediaWorld) con la sua fidanzata Alessandra. Quando se ne sono andati, sono uscito in giardino ad innaffiare i fiori. Lo faccio sempre, a maggior ragione adesso visto che io e mia moglie eravano appena tornati dalle vacanze. Gianna era in cucina che stava lavando i piatti». Poi, cosa è successo? «Ho visto un individuo che mi è passato da dietro. Perché non ha ammazzato anche me come ha fatto con mia moglie? Perché ha voluto farmi del male in quel modo? Quando sono andato in cucina e ho visto mia moglie in quello stato sono rimasto pietrificato. Ho chiamato i miei figli che sono subito venuti qui. Se c’è stata una discussione quella sera? Assolutamente no. Si è parlato normalmente, e se anche il tono di voce era alto, i vicini di casa non c’erano e quindi non davamo nessun disturbo». Ma chi può essere stato? E che idea si è fatto. «Qualcuno che ci voleva male. Voleva male a me o a mia moglie fino ad arrivare a uccidere in quel modo. Adesso mi sento come un prigioniero, mi hanno tolto documenti, auto e non posso parlare con voi giornalisti. Mi resta il ricordo della mia Gianna, una persona speciale».

Anche la nuora Elena, moglie di Paolo, non crede che ad uccidere possa essere stato il suocero. «Antonio è una persona speciale. È andato in pensione prima per stare vicino ai figli e ai nipoti che adora. Speciale come lo era Gianna, una donna che ci è sempre stata vicino e che adoravo come una mamma». Intanto proseguono le indagini per far luce su questo delitto. L’arma ancora non è stata trovata, e per questo motivo anche ieri i militari della Scientifica sono tornati alla villetta di Seriate per un sopralluogo.