uomini della Scientifica escono dall’ennesimo sopralluogo nella casa del delitto attenzione concentrata soprattutto nel garage che ha vari tombini, tutti passati al setaccio
uomini della Scientifica escono dall’ennesimo sopralluogo nella casa del delitto attenzione concentrata soprattutto nel garage che ha vari tombini, tutti passati al setaccio

Seriate, 25 settembre 2016 - Qual è la storia di quel coltello e del borsello che lo conteneva, a partire dalla sera del 26 agosto? Una storia coincidente oppure diversa e parallella? E come mai Antonio Tizzani, unico indagato per la morte della moglie Gianna del Gaudio, uccisa nella sua villetta di Seriate la notte tra il 26 e il 27 agosto scorso, teneva l’arma dentro il borsello, a portata di mano, nella stanza dove dorme dal giorno del delitto, in casa del figlio Paolo? Domande che infittiscono il giallo sulla morte dell’ex professoressa e a cui gli inquirenti cercano di dare risposta a quasi un mese dal delitto. Oltre al coltello a serramanico, dalla casa di Paolo, passata al setaccio venerdì pomeriggio, i carabinieri hanno portato via alcuni abiti di Antonio Tizzani, altri suoi effetti personali e delle chiavi. Materiale che ha preso la via di Parma. Sarà il risultato delle analisi dei Ris a chiarire se il coltello a serramanico trovato nel borsello di Tizzani sia lo stesso utilizzato per uccidere l’ex professoressa. Ma intanto tra gli inquirenti serpeggia più di un dubbio sulla compatibilità con l’arma del delitto. Quella tragica notte, infatti, la vittima è stata quasi decapitata da un fendente al collo, una coltellata profondissima, inferta con una lama grande e lunga. E una lama di dieci centimetri, è il ragionamento di chi indaga, non può aver compiuto un simile scempio. Piuttosto resta da capire perché Tizzani portasse con sé il coltello. Aveva paura di qualcosa? Doveva difendersi da qualcuno? Certo non dall’incappucciato che suonava al citofono della nuora Elena, dal momento che lei stessa ha confessato, in un’intervista a microfoni spenti alla trasmissione Mediaset “Quarto Grado’’, di aver mentito. «Era una bugia a fin di bene», ha ammesso, per far sì che il marito Paolo, ferroviere, facesse meno turni di notte.

E allora si torna punto e a capo. Con tanti interrogativi e nessuna risposta. Come quello sulla collanina scomparsa la sera del delitto e da cui Gianna non si separava mai. Collanina che, assieme all’arma, nei giorni scorsi è stata oggetto di nuovi sopralluoghi non solo nella villetta di via Madonna della Neve, ma anche nel vicino giardino, in cui è stato setacciato l’incavo dei paletti che sostengono la recinzione. Passati ai raggi X anche i tombini e i box nelle vicinanze della villetta e il tetto di una piccola costruzione di proprietà della Cogeide, società del servizio idrico di Seriate. Ma della collanina nessuna traccia. È il frutto della rapina o l’arcano di un delitto di ben altra matrice?

Ora l'attenzione si sposta sul coltello e gli altri oggetti sequestrati a Tizzani. Certo, se Antonio Tizzani fosse il killer della moglie e avesse usato il coltello a serramanico trovato nel suo beauty, sarebbe stato quantomeno incauto a non disfarsene. L’avvocato Giovanna Agnelli, che assiste l’ex ferroviere, unico indagato, non commenta l’ultimo blitz dei carabinieri nell’abitazione del figlio Paolo. Ma quello di fare presto e fare chiarezza è l’invito che viene dalla trincea di Antonio Tizzani. Dice Giorgio Portera, ex ufficiale del Reparto investigazioni scientifiche, genetista dell’università di Milano e consulente della difesa del marito indagato: «Sicuramente il coltello verrà esaminato da parte del Ris con il massimo scrupolo. Se ci saranno tracce biologiche, si dovrà stabilire la loro natura. Eventuali tracce di sangue andranno analizzate per valutare se sono ricollegabili all’omicidio». La palla, una volta di più, passa agli esperti di Parma.