Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri
Gianna Del Gaudio e Daniela Roveri

Bergamo, 17 gennaio 2017 - «Dai risultati degli accertamenti autoptici si può affermare che appare altamente improbabile l’ipotesi di un serial killer dietro gli omicidi di Seriate e Colognola». A dichiararlo è il procuratore capo di Bergamo, Walter Mapelli, che così mette un freno all’ipotesi, molto suggestiva, che rischiava di prendere corpo, e cioè che dietro la morte della professoressa Gianna Del Gaudio e della manager Daniela Roveri ci potesse essere la stessa mano.

E proprio per sgombrare il campo da affrettate conclusioni, la procura aveva disposto un confronto tra i medici legali – Yao Chen dell’università di Pavia e Andrea Verzelletti, dell’università di Brescia – che si sono occupati delle due autopsie per capire se ci fossero analogie tra le lesioni. Dal confronto sostanzialmente sono emerse conferme sulla diversità delle dinamiche, indiscrezioni che erano già trapelate dalle due inchieste. E ora, alla luce dei risultati cui sono giunti i medici legali, si può concludere che i fendenti su Gianna e Daniela sono stati sferrati in modi del tutto differenti. In particolare, il corpo dell’ex professoressa, uccisa nella notte del 26 agosto nella sua villetta di piazza Madonna della Neve a Seriate, presentava due ferite: una al mento, e l’altra, mortale, sferrata in diagonale. Elementi che chiariscono come è stata ammazzata l’insegnante di Seriate, visto che sino ad ora si è sempre pensato che fosse stata sgozzata. Per l’omicidio della Del Gaudio è indagato, a piede libero, il marito, l’ex ferroviere Antonio Tizzani, 68 anni.

La manager 48enne Daniela Roveri, invece, è stata uccisa con un fendente che l’autore ha sferrato con brutalità. Un taglio profondo e orizzontale alla gola, inferto con tale forza da incidere anche la vertebra. Ciò significa che il killer ha usato un coltello importante con una lama altrettanto importante (l’arma non è stata ancora trovata, così come il cellulare della vittima).

A Seriate è stato utilizzato un cutter con una traccia di Dna riconducibile per l’accusa a Tizzani. Tornando al delitto di Colognola, questa settimana con tutta probabilità potrebbero arrivare gli esiti degli accertamenti genetici (effettuati al gabinetto regionale scientifico della polizia) inerenti il capello repertato in una mano della Roveri. Se dal bulbo sarà isolato il profilo genetico, allora si potrà partire con le comparazioni. Insomma, il possibile Dna del capello è l’indizio più prezioso che hanno in mano gli inquirenti in questo giallo difficile da decifrare.