Bergamo, 15 novembre 2017 - Di buona fattura artigianale, in pelle scura, con a lati dei fiorellini. Manico in pelle, robusto, agganciato con due morsetti in acciaio. Un modello particolare che la contraddistingue. E’ la borsa che la manager Daniela Roveri, di 48 anni, aveva con sé la sera del 20 dicembre 2016, quando è stata brutalmente uccisa con una coltellata alla gola nell’androne del palazzo, in via Keplero, quartiere Colognola, in città, dove viveva assieme alla madre.

Un taglio netto con una lama affilata. Dopo l’omicidio la borsa della Roveri è sparita (quella nella foto è un modello identico prodotto dalla stessa azienda mantovana) e chissà dove è finita. All’interno c’erano anche il suo cellulare, un Iphone 6 (una fonte investigativa importante), e alcuni oggetti personali: tipo rossetto. Il killer si è preoccupato di “cancellare” le tracce che potevano ricondurre a lui. Un delitto che a quasi un anno di distanza non ha ancora la firma dell’autore, e neppure un movente. Le indagini, coordinate dal pm Palmieri vanno avanti senza sosta. La manager svolgeva una vita normale, in un tranquillo appartamento alla porte della città. Viveva con la madre. Si spostava con una piccola auto utilitaria, ma per il resto tante spese, anche per i viaggi che amava fare, parecchio benessere e prelievi in contanti forse di troppo, emerso dai conti correnti della Roveri. La sera in cui è stata ammazzata la 48enne, dirigente della Icra di San Paolo d’Argon, stava rientrando a casa dopo il lavoro.

Gli investigatori della Squadra mobile di Bergamo hanno battuto più piste, quella passionale senza alcun esito, quella del lavoro, idem, sono stati sentiti i vicini, a cui è stato prelevato anche il dna, ma senza alcun risultato utile. Si è scandagliato anche l’ambiente della droga, visto che vicino alla casa della Roveri c’è un giardino frequentato da tossici, ma nulla. E’ stata seguita anche la pista dei soldi, partendo dai conti correnti della vittima e dalle sue spese, ma non è emerso niente. Al di là delle varie ipotesi, resta un dato: quel Dna isolato in due tracce, su una guancia e sotto le unghie della Roveri. Ora un aiuto alle indagini potrebbe forse arrivare dai Ris di Parma. Il riferimento è alla notizia, riportata qualche settimana fa da una trasmissione, secondo cui gli omicidi della professoressa Gianna del Gaudio (uccisa a casa sua, a Seriate, nella notte tra il 26 e il 27 agosto 2016 e per cui è indagato il marito Antonio Tizzani) e di Daniela Roveri potrebbero essere legati da identiche porzioni di cromosoma Y, ossia la parte di Dna maschile che determina l’appartenenza alla stessa linea paterna». In pratica ci sarebbero tracce di due persone «imparentate tra loro o, addirittura, dello stesso uomo». I confronti sono stati effettuati dai Ris con un metodo scientifico sperimentale. In quella occasione il procuratore Walter Mapelli si era mostrato cauto: «L’affermazione che possa trattarsi dello stesso uomo è al momento prematura e azzardata». Anche perché l’aplotipo Y, unico Dna trovato a Colognola, può al limite stabilire un legame in linea maschile ma non identificare una persona in modo preciso