Bergamo, 22 giugno 2018 - C’è massimo riserbo da parte degli inquirenti sulla vicenda della prof di italiano finita ai domiciliari per aver avuto rapporti sessuali con un suo alunno di 14 anni. L’atteggiamento della Procura si può capire: in primo luogo, è il ragionamento, occorre tutelare il ragazzino dopo il fragore provocato dalla notizia, a maggior ragione in questo momento, visto che deve affrontare anche gli esami di terza media.

Una storia d’amore proibita. Lei, quarant’anni, due figli, un matrimonio finito, un lavoro come insegnante di lettere alle scuole medie. Come sia iniziata lo potrà spiegare lunedì al giudice Marina Cavalleri, la stessa che ha firmato l’ordinanza degli arresti domiciliari. La prof (sospesa dall’incarico) è difesa l’avvocato Roberto Giannì. In mano agli inquirenti sms, intercettazioni, senza contare gli appostamenti: secondo la Procura i fatti sono accertati. Tra la prof e l’adolescente ci sono stati incontri sessuali anche senza costrizione. Il giudice motiva la misura cautelare con l’«assenza di freni inibitori» dell’insegnante: il fatto che il ragazzo avesse 13 anni e fosse un suo studente non l’ha fermata. Tra alunno e insegnante c’era «una relazione affettiva con atti sessuali», ha scritto il pm Davide Palmieri nella richiesta di misura cautelare. “Amore”: sulla chat di WhatsApp gli scriveva messaggi teneri, lui le rispondeva innamorato.

nell'ordinanza pesa soprattutto il ruolo dell’insegnante. Il senso - se le accuse verranno confermate - è che la docente ha tradito la fiducia di chi le aveva affidato l’alunno. I genitori, prima di tutto, e la scuola intesa come istituzione. Colpisce che, a quanto pare, nessuno a scuola si fosse accorto di nulla. La segnalazione in Procura è arrivata da altri contesti.